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New York

La mappa genetica del mercato svelata online

In un database sostenuto da Mr Google e Mr Twitter, prezzi, artisti e gallerie di riferimento per collezionisti incalliti e neofiti

Da sinistra, Sebastian Cwilich e Carter Cleveland, rispettivamente direttore generale e ideatore di Art.sy

New York. Si chiama Art.sy ed è un database d’arte online che, tra i suoi finanziatori e consulenti annovera il presidente di Google Eric Schmidt, il cofondatore di Twitter Jack Dorsey, il venture capitalist Jim Breyer e Wendi Deng Murdoch, oltre all’ereditiera russa Dasha Zhukova e al gallerista Larry Gagosian. L’anno scorso, quando Art.sy ha svelato l’elenco dei suoi potenti sostenitori, si è avuta «un’escalation del progetto che ha contribuito a catalizzare l’interesse di altre gallerie», ha detto il suo direttore generale Sebastian Cwilich, già dirigente di Christie’s e direttore della galleria Haunch of Venison. Cwilich ha inoltre riferito che più di 130 mercanti internazionali si sono accreditati, tra cui grandi nomi come Pace, David Zwirner e Acquavella, oltre a gallerie più giovani come James Fuentes e Untitled di New York.
Concepita da Carter Cleveland, Art.sy vuole portare l’arte a contatto di un più ampio pubblico potenziale. Ispirandosi a siti musicali di successo come Pandora, adotta la «genome technology» per creare connessioni tra opere d’arte basate su caratteristiche comuni e per avvicinare gli utenti a opere che diversamente non potrebbero conoscere.
Anziché versare una tassa d’iscrizione, alle gallerie aderenti viene chiesto di riconoscere ad Art.sy una provvigione sulle vendite: il 15% sui primi 10mila dollari di utile (ciò che rimane dopo che il mercante ha pagato la quota dell’artista e i costi di produzione) e il 10% sulle cifre eccedenti. Art.sy, necessariamente, fa affidamento sull’onestà delle gallerie.
Gli organizzatori infatti non hanno modo di sapere se una transazione è effettivamente avvenuta. «Qualche scorrettezza è inevitabile, afferma Cwilich, ma in generale ritengo che gli utenti faranno la cosa giusta, perché se riusciamo a creare nuovi collezionisti, le gallerie saranno ben felici di pagare le provvigioni».

- Didattica creativa
Naturalmente, a fronte di eventuali proteste dei mercanti, Art.sy detiene il Santo Graal del mondo dell’arte contemporanea: un database dei prezzi del mercato privato. François Renet, della galleria L&M, pensa che le ambizioni di Art.sy’s di creare un’audience globale per l’arte è in contrasto con la tendenza del settore privato a mantenere le transazioni multimilionarie estremamente riservate: «I galleristi sono così abbottonati su chi guadagna e su quanto guadagna che credo sarà molto difficile per Art.sy scoprire a quanto è stata venduta un’opera». Tuttavia la L&M «ci proverà». Altri dicono che non c’è differenza rispetto alla provvigione richiesta dai consulenti d’arte tradizionali: «Se il sito ci manderà davvero dei clienti staremo sicuramente al gioco, dice il gallerista newyorkese James Fuentes. È un settore così ristretto che è importante essere corretti. In fondo Art.sy amplia la visibilità e il contesto per gli artisti con cui lavoriamo, ed è questo a renderlo eccitante». «Tentativi falliti di portare l’arte online ce ne sono stati un sacco, aggiunge Cwilich. Ci abbiamo messo del tempo a partire perché volevamo fare le cose per bene. La storia dell’arte necessita di un giusto grado di rigore, e la tecnologia deve seguire le nostre ambizioni». Ogni opera d’arte nel database è classificata in base a numerosi e diversi criteri, e il team ha cercato di ragionare in modo coerente. Alcuni raggruppamenti, ad esempio, sono istintivi, basati su colore, tema o sensazioni. «Nessuno storico dell’arte userebbe definizioni in base al colore, ma ci siamo accorti che in realtà è un criterio utile», ha detto Cwilich. Ad esempio, facendo una ricerca per «Flowers» di Andy Warhol il sito mostra opere dalla stessa serie, oltre a dipinti pop di altri artisti tra cui Roy Lichtenstein, o, ancora, opere di artisti influenzati da Warhol, come Damien Hirst, così come immagini di altri artisti che hanno dipinto fiori. «Un vasto gruppo di persone ha i mezzi finanziari per collezionare, ma non lo fa, conclude Cwilich. Vogliamo creare una risorsa didattica e coinvolgente per quanti esplorano e scoprono l’arte».

© Riproduzione riservata

Charlotte Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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