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Gallerie

Basilea

Una giovane che invecchia bene

Liste, la più nota e ambita tra le «satelliti», compie 16 anni ed è in forma smagliante

La performance «Vaseline» (2010) di Matthew Lutz-Kinoy, presentata a Liste

Basilea. La 16ma edizione di Liste si è tenuta dal 14 al 19 giugno, come da tradizione in concomitanza con Art Basel. La sedicente «mostra mercato d’arte giovane», una delle antesignane delle fiere satelliti, allineava 64 gallerie da 19 Paesi. Gli Horts di New York, i Rubell di Miami e il clan londinese Zabludowicz, a fianco di curatori del Centre Pompidou e del Museum of Modern Art di New York, come pure Chris Dercon, il direttore della Tate Modern di Londra, e i curatori Beatrix Ruf e Hans-Ulrich Obrist, erano tra i primi visitatori di Liste.
L’enfasi avrebbe dovuto poggiare sulla gioventù, sia degli artisti, che per statuto non devono avere più di 40 anni, sia delle gallerie, che generalmente non hanno esposto a Liste per più di tre anni consecutivi, ma il livello complessivo era notevolmente cresciuto. Circus di Berlino vendeva un trittico di opere fotografiche di Özlem Altin (nata nel 1977) nella prima mezz’ora di apertura: si trattava di «An Escaped Pause (Coat)», 2011, passata di mano per 3.500 euro. La newyorkese Foxy Production ha completamente svuotato il suo stand, dove comparivano, con prezzi fra i 5 e i 6mila euro, otto ritratti del ventenne artista statunitense Sascha Braunig; quattro se li sono accaparrati gli Horts. RaebervonStenglin, galleria di Zurigo, ha utilizzato Liste per lanciarsi con classe, vincendo il premio per la migliore matricola finanziato dalla Redtoo, una società con sede a Basilea.
Peter Bläuer, il direttore di Liste, spiega che la priorità della fiera non è commerciale: «Non abbiamo fini di lucro e il nostro obiettivo è di raggiungere il pareggio». Bläuer ha quindi escluso che Liste tenti di capitalizzare il proprio marchio per espandersi in altre città.
Intanto la fiera sta cambiando. Liste era nata per occuparsi di gallerie troppo giovani per partecipare ad Art Basel. Ora riammette gallerie che hanno già esposto in alcune delle sezioni della fiera «maggiore», tra le quali, quest’anno, la Neue Alte Brücke di Francoforte e Monitor di Roma. Anche i prezzi stanno salendo: qui per anni la quotazione massima è stata di 20mila euro, con diverse gallerie che esponevano pezzi per molto meno. Ma questo tetto è in fase di superamento: Plan B, di Cluj in Romania e Berlino, vendeva «Self-portrait as Monkey 2», 2011, di Adrian Ghenie  per 35mila euro, anche se in mostra aveva poi pezzi meno costosi del gettonatissimo Navid Nuur.
Il Museum Haus Konstruktiv di Zurigo, in qualità di ospite d’onore, ha organizzato una mostra collettiva in mezzo ad antiche macchine da stampa che comprendeva opere della giovane di origine polacca Natalia Stachon. La sua installazione composta da una quarantina fogli di rame spiegazzati dall’aspetto di carte giganti di caramella, ha attirato molta attenzione. «Raj», questo il titolo dell’opera, fa riferimento a un’espressione polacca per qualcosa di troppo buono per essere vero, ha spiegato. «Il rame lucidato a mano si ossiderà, perdendo nel tempo la sua lucentezza», aggiungeva l’artista. Esattamente l’opposto di Liste, che sta invecchiando bene.

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Javier Pes, Toby Skeggs e Jane Morris, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011



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