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Aoa! L’etnografico è di nuovo in voga

Grazie alle aste di Sotheby’s e a una nuova fiera, l’arte africana, oceanica e precolombiana torna a Manhattan

La figura di maternità Yombe, proveniente dal Congo, venduta a 1,26 milioni da Sotheby’s

New York. Le aste di Sothe-by’s di arte africana, oceanica e precolombiana del 13 maggio, che hanno totalizzato 15,2 milioni di euro (stime 5,8-8,8), e l’edizione di esordio della fiera Aoa (Africa Oceania Americas), tenutasi tra il 12 e il 15, hanno riproposto Manhattan in un settore che recentemente ha visto crescere Parigi e Bruxelles. La vendita di 50 lotti dalle collezioni di Robert Rubin, uno dei trustee del Museum of African Art, ha realizzato 8,2 milioni di euro (stime 1,7-2,7) e ha venduto il 94% dei lotti, quattro dei quali battuti a oltre 1 milione di dollari. Protagonista dell’asta, dal Congo, una figura maschile Songye in legno con una «seconda pelle» di chiodi di rame che ha incassato 1,47 milioni (stime 100-170mila euro), nuovo record per un’opera Songye. Una figura di maternità Yombe, anch’essa proveniente dal Congo, è stata comprata da un collezionista  americano a 1,26 milioni di euro, ben al di sopra dei 175mila euro della stima. L’asta generalista ha invece incassato 7,1 milioni (stime 2,9-4,1), con gli statunitensi all’attacco: hanno acquistato cinque dei dieci top lot. Una figura femminile stante Yoruba, della Nigeria, è passata di mano a 1,1 milioni di euro (stime 140-280mila), mentre il Cleveland Museum of Art si è assicurato una borsa in pelle Wari delle Ande peruviane dell’800 d.C. a 102mila euro (35-50mila le stime). «Sono arrivate offerte da tutte le parti del mondo», ha dichiarato Heinrich Schweizer, specialista Sotheby’s di arte africana e dell’Oceania, facendo notare che, mentre metà dei top collector sono americani, la casa d’aste trova difficile piazzare negli Usa oggetti della fascia di prezzo tra i 10 e i 20mila dollari: «A Parigi, facciamo più “volume”».
L’intento della nuova fiera Aoa era di colmare il vuoto lasciato dalla cancellazione dell’International Tribal & Textile Arts Show che l’anno scorso ha chiuso dopo diciotto anni.
La nuova iniziativa gestita da mercanti si è tenuta tra il 12 e il 15 maggio in diverse sedi in città, ma si concentrava nell’Upper East Side. Vi hanno partecipato in totale 25 mercanti: tre da Bruxelles, tre da Parigi, uno da Sydney, uno da Barcellona; tutti gli altri erano statunitensi.
La fiera ha attratto curatori dal Metropolitan Museum, dal Brooklyn Museum, dal Princeton University Art Museum, con forti vendite da parte di diverse gallerie: Ancient Art of the New World Inc, di Miami, ad esempio, di proprietà di John Menser e Claudia Giangola (dal 1966 al 1983 direttore del dipartimento di arte etnografica di Sotheby’s), ha venduto una figura sorridente Veracruz in terracotta del 550 d.C. per 105mila euro a un collezionista dell’East Coast.
Nel frattempo in Europa la casa d’aste viennese Dorotheum ha tenuto la sua prima vendita etnografica il 3 maggio, con 152 lotti provenienti dalla collezione di Rudolf Leopold, meglio conosciuto per la sua collezione di opere di Schiele. L’alto pedigree (combinato con stime molto ragionevoli) hanno contribuito a un incasso di 657mila euro (contro stime di 276mila), con acquirenti da Austria, Stati Uniti, Francia e Belgio.

© Riproduzione riservata

Brook Mason, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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