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Fotografia

Henry Fair piange sulla terra in crisi

New York. «Siamo perfettamente in grado di comprendere quando facciamo del male a qualcuno personalmente, è una questione di empatia. Ma non siamo capaci di provare l’empatia globale. È come se non percepissimo le conseguenze di buttar via una lattina di alluminio». Così ha scritto sul celeberrimo blog «Huffington Post» J. Henry Fair, fotografo e ora autore del suo primo volume pubblicato da Power House Books, insieme a Random House, «The day after tomorrow: images of our earth in crisis» (144 pp., 66 ill. col., powerHouse Books, Brooklyn, NY, 2011, $ 39,35). Fair è noto per la serie fotografica «Industrial Scars» in cui riprende paesaggi devastati dallo sviluppo industriale attraverso immagini che al tempo stesso sono di una bellezza magnetica e fanno orrore. Ricordano grandi opere di pittura astratta, ma riprendono realtà del tutto tangibili. Scattate principalmente con la fotografia aerea, raccontano un viaggio attraverso disastri ambientali: da una foresta della Virginia, deturpata dai lavori di una miniera, a una regione della Florida distrutta dall’industria mineraria dei fosfati.

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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