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Restauro

Avellino e Salerno

Soprintendenze virtuose

Venti beni mobili nuove attribuzioni e il monumentale recupero del Carcere Borbonico dopo ventiquattro anni

Particolare dell’Annunciazione della Chiesa di San Nicola a Summonte (Av)

Salerno e Avellino. Aria nuova si respira nelle Soprintendenze miste di Avellino e Salerno dove, fino all’arrivo delle recenti nomine dei dirigenti, selezionati dalla graduatoria dei concorsi per dirigente di seconda fascia (la Soprintendenza Bap di Salerno e Avellino è affidata a Gennaro Miccio, mentre la Soprintendenza Bsae è assegnata a Maura Picciau) si erano avvicendati una serie di soprintendenti oberati dall’incarico ad interim. Merito dei due nuovi nominati è stato quello di portare a conclusione decisivi interventi di valorizzazione sul territorio avviati dai loro predecessori. In due volumi distinti è contenuto il consuntivo di una prassi di restauro, completata in tempi relativamente brevi nel vasto territorio delle due province.
Al primo, presentato al Museo Diocesano di Salerno, si è dato un titolo evocativo (Sottostrati noncuranti, edito da Arte’m, a cura di Antonella Cucciniello) e «un poco misterioso», aggiunge la soprintendente Picciau, per sottolineare l’ampia casistica degli interventi ma anche le scelte di indirizzo adottate da storici dell’arte e  restauratori a confronto. Oltre venti i restauri di beni mobili completati e finanziati dai fondi ordinari Mibac, Por Campania 2000-2006,  Arcus e diversi privati. Le fasi di studio e di restauro sono state documentate dagli stessi funzionari di zona, redattori delle schede scientifiche. Tra i casi più interessanti, spicca il recupero globale delle sculture da giardino di Villa D’Ayala a Valva, con i suoi 32 busti e i marmi a tutto tondo della Primavera e dell’Estate completamente avvolte, prima del restauro,  da un manto di licheni. Nell’ambito della ricerca finalizzata all’intervento conservativo, non mancano nuove attribuzioni, come nel caso della tavola cinquecentesca dell’Annunciazione nella chiesa di San Nicola a Summonte, restituita al Maestro dell’Annunciazione di Glasgow, alias Alessandro Buono, oppure nel caso del coro ligneo dell’Abbazia di Montevergine a Mercogliano, restituito alla bottega di Benvenuto Tortelli, artefice tardomanierista della serie di stalli e scranni a motivi floreali e fantastici di notevole esuberanza decorativa.
Ad Avellino ha avuto luogo la presentazione di un restauro monumentale molto atteso, il Carcere Borbonico, accompagnato da una pubblicazione curata da Cinzia Vitale. Il recupero dell’edificio rappresenta un evento di grande portata per l’impegno profuso dalla Soprintendenza che lo avviò già nel 1987, con la chiusura definitiva delle attività del penitenziario. L’architetto Giuliano De Fazio ne fu l’artefice, ma il progetto, iniziato nel 1826, fu completato solo nel 1870, con i padiglioni connessi all’edificio centrale. Il complesso è oggi affidato alla gestione dell’Amministrazione provinciale, che ha un suo museo storico, e alla Soprintendenza per uffici e eventi culturali.

© Riproduzione riservata

Luisa Martorelli, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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