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Restauro

Alba

Stupefacente notturno stupefacentemente abbandonato

La Banca d’Alba si fa carico dell’improcrastinabile recupero del «Martirio di San Lorenzo» di Tiziano

Il «Martirio di San Lorenzo» di Tiziano della chiesa veneziana di Santa Maria Assunta detta I Gesuiti è in un grave stato di conservazione cui porrà rimedio la Banca d’Alba in nome del patrono della città piemontese


Alba (Cn). Vi è una sorta di sconcertante specularità tra le tormentate ragioni della committenza e il rovello esecutivo del pittore dietro la grande pala del «Martirio di San Lorenzo» realizzato da Tiziano, nel corso dei dodici anni che tragittano dalla primavera del 1546 all’inverno del 1558, per l’altare gentilizio dei Massolo, antica stirpe patrizia lagunare, secondo a destra nella chiesa dei Crociferi (abbattuta nel 1715). Le prime, infatti, appartengono non tanto a quel Lorenzo Massolo, il sacrificio del cui santo eponimo è celebrato nel dipinto, quanto alla consorte, Elisabetta Querini, donna singolare «per la cognizione di belle lettere latine e volgari, per la grandezza d’animo e bellezza di corpo», ma anche nipote di Girolamo Querini, amico e confidente di Pietro Bembo e, per tal via, prossimo a Tiziano cui introdurrà la congiunta. E il Maestro, quindi, ancorché oberato di impegni, accetterà di eseguire la gran pala per l’altare della famiglia alla quale Elisabetta si era legata per matrimonio, così come non aveva esitato a ritrarre la «donna, cui nulla è par bella, né saggia», per monsignor Giovanni della Casa che, giunto a Venezia come legato pontificio, per lei aveva perso la testa (e lei per lui, sino a dargli un figlio, più vicina ai cinquanta che ai quarant’anni…), in un quadro, andato purtroppo perduto. Dall’altra parte, il Cadorino, allorché accettava l’incarico dai Massolo, era appena rientrato dal lungo soggiorno nell’ Urbe che gli aveva riservato il devastante incontro con Michelangelo e l’esperienza, esaltante e inquietante insieme, delle antichità soprattutto tardo-romane, che avevano insinuato il germe della crisi entro le certezze di un classicismo che si inverava nelle cadenze, a volte monumentali e maestose, di un naturalismo sensuale. Alfine, nei lunghi anni in cui si applica alla tela, ulteriori esperienze e una sofferta e sfiduciata riflessione sui temi umanistici e mitologici (le «poesie» per Filippo II) e su quelli religiosi rivolti al dramma della Passione di Cristo, si vanno traducendo in sovversione linguistica e formale che brucia e dissolve in puro evento luminoso, attraverso un processo di magica alchimia cromatica, ogni richiamo a una natura moralizzata, decretando il naufragio della fede classicistica. Tanto, in sintesi estrema, il «Martirio di san Lorenzo» sottende ma, se pur abbaglia gli ambasciatori di Filippo II che ne chiederà una replica per l’altar maggiore della chiesa del monastero di El Escorial (intitolata a san Lorenzo, martire spagnolo e nume tutelare della giornata vittoriosa di San Quintino), e se pur si sbalza tra i capolavori in assoluto di Tiziano e come uno dei più stupefacenti notturni dell’arte di ogni tempo, il suo destino, che includerà financo un micidiale esilio a Parigi tra il 1797 e il 1815, oltre che lo spostamento dalla decrepita chiesa dei Crociferi a quella rinnovata dei Gesuiti (Santa Maria Assunta), comporterà un’incalzante successione di restauri sovente incauti e irresponsabili. Sino all’inesplicabile abbandono, dopo la folgorante apparizione alla mostra tizianesca a Palazzo Ducale nel 1990, nel disinteresse generalizzato ed entro l’impianto divenuto malsano e traballante dell’altare dove era stato incastonato dopo il 1730, e all’agonia straziante di un degrado che rischiava di diventar irreversibile. È benemerenza altissima, pertanto, la decisione della Banca d’Alba di farsi carico, nel nome di san Lorenzo patrono della città, di un’accurata e delicata operazione di restauro, che sarà condotto dal rinomato Laboratorio Nicola di Aramengo, con l’assenso della Compagnia di Gesù, custode del quadro, e sotto il controllo della Soprintendenza al Polo Museale di Venezia, mentre, per cura di chi qui scrive e con la cooperazione della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, vengono approfondite le ricerche sulla storia, sul significato e sulle metodologie dei restauri patiti dal capolavoro che, dallo scorso 15 maggio e per tutto agosto, è esposto nel Palazzo Banca d’Alba della città piemontese. Chi volesse rendersi conto del suo stato attuale potrà prenotare la visita (0173 363480 o 347 3156720): avrà così modo anche di prendere visione, attraverso i pannelli illustrativi, dell’esito delle indagini preliminari non invasive che hanno evidenziato i danni sofferti dalla pellicola pittorica a causa delle travagliate vicissitudini conservative, ma anche di maldestre rifoderature, troppo drastiche puliture e travisanti ridipinture. Ricondotto, sin dove possibile alla qualità originaria, il «Martirio» tornerà ad Alba dal Laboratorio di Aramengo, al centro di un rinnovato allestimento, a partire dal 15 marzo 2012, prima di rientrare nella chiesa veneziana dei Gesuiti, ove sarebbe auspicabile che, frattanto, qualche illuminato mecenate si facesse carico delle spese per la messa in ordine dell’altare entro cui sarà reincorniciato. Laddove ancor più vivo resta l’auspicio che l’istituto bancario, che si è assunto il carico meritevole  di salvare il capolavoro dal degrado, si assumesse anche il compito della pubblicazione dei materiali emersi dalle ricerche storiche e iconografiche e dalle indagini sulla realtà materiale dell’opera.
© Riproduzione riservata

Lionello Puppi, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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