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Restauro

Città del Vaticano

Le trasparenze di Raffaello

Concluso in maggio il restauro della «Messa di Bolsena», nella Stanza di Eliodoro i lavori proseguiranno fino al 2012

Papa Giulio II, particolare della «Messa di Bolsena» affrescata da Raffaello nella Stanza di Eliodoro del Palazzo Apostolico foto ©  musei vaticani

Città del Vaticano. Dopo pochi anni di pontificato, Giulio II della Rovere abbandona l’appartamento Borgia, stanco di veder ovunque l’immagine di Alessandro VI, fa adattare ad appartamento nobile quattro stanze al piano superiore del Palazzo Apostolico affacciate sul Cortile del Belvedere. Sul finire del 1508, la decorazione viene affidata a Raffaello Sanzio: il venticinquenne artista da poco giunto a Roma inizia dalla Stanza della Segnatura, destinata a biblioteca del papa, affrescandovi «La Disputa dell’Eucarestia» e allegorie della ragione, della morale, del diritto e dell’arte. Nel 1512 passa alla Stanza di Eliodoro, in cui il seleucida cacciato a mani vuote dal Tempio di Gerusalemme che voleva depredare allude all’inviolabilità del patrimonio della Chiesa. Dal 1514 inizia a lavorare alla sala da pranzo, la Stanza dell’Incendio di Borgo che allude al potere spirituale del papa attraverso l’episodio del Liber Pontificalis secondo il quale Leone IV domò l’incendio con il solo gesto della croce.
La quarta stanza dell’appartamento, la Sala di Costantino destinata a ricevimenti e cerimonie, fu decorata dagli allievi di Raffaello su disegni del Maestro, morto prematuramente nel 1520. Il ciclo di affreschi è in restauro da quasi trent’anni per rimediare ad assestamenti statici, uso quotidiano, abrasioni e atti vandalici. I lavori hanno avuto inizio nel 1982 nella Stanza dell’Incendio di Borgo, al quale ha fatto seguito, negli anni ’90, la Stanza della Segnatura, terminata per il Giubileo del 2000. Dal febbraio 2002, sotto la direzione di Arnold Nesselrath, è in restauro la Stanza di Eliodoro in cui per la prima volta intervenne Sebastiano del Piombo a riparare i danni del Sacco di Roma del 1527. Per tutto il Seicento si susseguirono campagne di spolveratura, stuccatura e ritocco finché Carlo Maratta, introducendo per primo nel ’700 il moderno concetto di «pulitura», «con vino greco e panni bianchi» rimosse ciò che di estraneo si era stratificato sulla superficie pittorica. Dalla fine dell’800 infine l’opera di rilevamento è documentata negli archivi dei Musei Vaticani. Il restauro della volta, concluso nell’aprile 2004, ha dovuto tener conto dei delicati fondi blu, dipinti a secco con una miscela di azzurrite e lapislazzuli, minati da distacchi ed efflorescenze saline dovute a infiltrazioni di acqua piovana.
Nella «Liberazione di San Pietro» (restauro ultimato a ottobre 2006), il rilievo delle giornate dell’intonaco, 18 in tutto, ha mostrato la straordinaria rapidità esecutiva di Raffaello e il fatto che non si tratta di un episodio notturno, ma di un’alba, con le sue prime luci grigio-azzurre e rosa-violacee. La conservazione della «Cacciata di Eliodoro», ultimata nell’aprile 2009 (cfr. n. 280, ott. ’08 p. 74), era fortemente condizionata da una canna fumaria che ha provocato rigonfiamenti all’intonaco. La pulitura della «Messa di Bolsena», conclusa lo scorso maggio, ha permesso di ritrovare gli equilibri tonali, compromessi da disomogenei restauri, ma nel complesso lo stato di conservazione era eccellente, tanto da poter ancora apprezzare le preziose finiture a secco del velo semitrasparente dell’altare. I restauri della Stanza di Eliodoro proseguiranno fino alla primavera del 2012, quando verrà riconsegnato «Attila e san Leone Magno».

© Riproduzione riservata

Sandro Barbagallo, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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