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Archeologia

In frantumi le coppe di Stabiae

Una delle coppe

Napoli. Si sono rotte in mille pezzi le preziose e delicate coppe di ossidiana di Stabiae conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I tre vasi potori («skiphoi», due grandi e uno di minori dimensioni lavorati a intarsio con malachite, lapislazzuli, corallo bianco e rosa e lamina d’oro) si trovavano insieme con i pochi resti di una phiale, esposti su una mensola all’interno di una vetrina situata al primo piano del Museo, nella Sala mosaici. Proprio il cedimento del piano d’appoggio ha causato la caduta delle coppe su un frammento di mosaico pavimentale sottostante. Le coppe, egittizzanti per figure, schemi e tecniche, sarebbero state lavorate ad Alessandria (Egitto) intorno al I-II secolo a.C. Rinvenute in frammenti il 21 giugno 1954 in una stanza prossima all’ambiente termale della villa di San Marco, a Stabiae, erano state restaurati in circa due anni di lavoro. Secondo gli esperti il nuovo intervento sarà ugualmente arduo perché l’ossidiana, vetro naturale di origine vulcanica, richiede tecniche e tempi di fissaggio estremamente lunghi e difficili.

Carlo Avvisati, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011



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