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Archeologia

Mes Aynak

Lotta contro il tempo nel campo di Bin Laden

Il secondo sito buddhista più importante dell’Afghanistan destinato a cava di rame

Archeologi al lavoro nel sito buddhista di Mes Aynak nel Sud-Est dell’Afghanistan

Mes Aynak (Afghanistan). È attualmente in corso un’operazione di recupero per mettere in salvo quanto più materiale possibile dai monasteri buddisti di Mes Aynak, in Afghanistan, prima che le montagne vengano trasformate in una cava e il sito distrutto. In quello che oggi è il più grande scavo archeologico del mondo, circa mille operai stanno cercando di recuperare i manufatti del secondo sito buddista più importante del Paese (insieme a Hadda) dopo Bamiyan.
Il sito, un ex campo addestramento di Osama bin Laden, è stato dato in concessione a una compagnia mineraria cinese per l’estrazione di rame. Si salverà solo quello che si farà in tempo a scavare e a mettere al sicuro. Nonostante l’ingente patrimonio archeologico, Mes Aynak non ha ricevuto grande attenzione a livello internazionale, un’ulteriore perdita per il patrimonio culturale afghano che, negli ultimi anni, ha sofferto le conseguenze della guerra civile, del vandalismo e dei saccheggi dei talebani.
Mes Aynak (che significa «piccolo pozzo di rame») si trova 40 km a sud-est di Kabul, in una regione arida. I monasteri buddisti datano dal III al VII secolo e sorgono vicino ai resti di antiche miniere di rame. Non è chiaro se in origine gli edifici religiosi siano stati costruiti a servizio dei minatori o se i monaci si siano stabiliti qui per lavorare essi stessi nelle miniere.
In questo luogo, a circa 2.500 metri di altezza in mezzo alle montagne, nel 1999 Bin Laden organizzò un campo di addestramento per preparare gli attentati terroristici dell’11 settembre. Del campo non restano tracce ma la regione rimane una roccaforte talebana.
A partire dal 2000, quando il Governo di Kabul non riuscì più a imporre il suo controllo sulla zona, i siti buddisti sono stati oggetto di vasti saccheggi. Gli archeologi stanno riportando alla luce decine di statue acefale, le cui teste sono state rubate per essere vendute. Il destino di Mes Aynak è cambiato nel 2007, quando il Governo ha negoziato una concessione mineraria trentennale con il gruppo cinese Metallurgical Group. I resti archeologici si trovano infatti sul secondo deposito minerario del mondo. L’accordo da 3 miliardi di dollari è la più grande venture mai realizzata nella storia afghana. Il progetto minerario dovrebbe portare grandi benefici economici al Paese, ma implica lo scavo di una grande miniera a cielo aperto che includerà al suo interno la maggior parte del sito.
Gli scavi minerari non sono ancora iniziati, tuttavia molti operai cinesi sono già sul posto per realizzare le infrastrutture. Gli scavi di salvataggio dei reperti sono iniziati nel 2009 a Gol Hamid, in un valico montano nei pressi di un accampamento cinese. Dei lavori si occupa il National Institute of Archaeology e la Délégation Archéologique Française en Afghanistan. Parte del complesso monastico è stata scavata portando alla luce una cappella a volta, celle dei monaci e depositi. Sono state rinvenute statue policrome in terracotta, tra le quali un Buddha dormiente. L’anno scorso le operazioni di scavo si sono trasferite a Tepe Kafriat, più in alto sulla montagna. Il complesso fortificato (circondato da 90 metri di mura) originariamente presentava otto stupa in pietra (monumenti cerimoniali buddisti dove si conservavano reliquie), disposti intorno allo stupa principale. Tra i ritrovamenti, un Buddha sdraiato (lungo 9 metri) e pitture murali. Gli archeologi hanno inoltre scoperto due grandi piedi, tutto ciò che resta di una statua alta più di 3 metri (la parte principale è stata saccheggiata o distrutta nei primi anni 2000), e un antico e raro Buddha ligneo. Anche se il grosso degli scavi è ancora da fare, gli archeologi sperano di completare il lavoro entro 14 mesi. L’estrazione mineraria dovrebbe iniziare nel 2014.
Il viceministro dell’Informazione e della Cultura afghano Omar Sultan ha dichiarato che il numero degli archeologi impegnati nell’intervento di recupero passerà da 30 a 65, gli operai invece da 90 a 900, mentre il sito è sorvegliato da circa 1.600 soldati. I costi di scavo sono stimati in 28 milioni di dollari, anche se resta da chiarire se gli scavi riguarderanno l’intera area del sito o solo una parte. I fondi provengono dal Ministero delle miniere con una probabile partecipazione della compagnia mineraria cinese. Dal canto suo la Cina ha promesso anche l’invio di archeologi. I reperti di dimensioni contenute sono stati trasportati al Museo Nazionale di Kabul, dove purtroppo la situazione dei magazzini e della conservazione è inadeguata rispetto alla quantità di materiale rinvenuto. Il 15 marzo scorso una settantina tra le più importanti scoperte di Mes Aynak è stata esposta a Kabul nella mostra «Lungo la via della seta: recenti scavi da Mes Aynak», finanziata dall’ambasciata statunitense a Kabul. Il Governo intanto ha in programma la costruzione di un nuovo Museo vicino a Mes Aynak, in un sito nella provincia di Logar, a circa 8 km dalla miniera, che possa accogliere gli stupa e ricostruirli nel museo.
Sultan, che nel 1976 ha collaborato con gli archeologi sovietici a Mes Aynak, a un primo sopralluogo resta ottimista: «C’è abbastanza tempo, abbiamo un accordo con il Ministero delle miniere per la tutela del patrimonio afghano». Gli archeologi tuttavia, hanno espresso il loro orrore di fronte alla corsa al rame.

© Riproduzione riservata

Martin Bailey, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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