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Musei

Arte e sponsor a Mosca

Dior rifà il look al Pushkin

Alcuni hanno definito gli accostamenti di abiti e opere «da boutique di lusso»

La mostra «Inspiration Dior» rivoluziona (fino al 24 luglio) l’allestimento del museo, provocando le critiche di molti

Mosca. Il Museo statale di arti figurative Pushkin è stato trasformato in una boutique di lusso in occasione di «Inspiration Dior» (fino al 24 luglio), una mostra che propone i dipinti della collezione accanto ad abiti disegnati da Christian Dior e dai suoi successori nella maison. Questo sostengono i critici, che però non hanno rimarcato il finanziamento da parte di Dior o l’arresto a Parigi, poco prima dell’apertura della mostra, di John Galliano, stilista di punta della maison, per insulti di natura antisemita e razzista.
I prestiti provengono, oltre che da collezioni private e dalla raccolta della casa di moda, anche dal Louvre, dal Musée d’Orsay e da Versailles, ma non dal Metropolitan Museum of Art. Come ha dichiarato il vicedirettore Zinaida Bonami, il museo newyorkese avrebbe dovuto prestare una creazione Dior, ma non lo ha fatto a causa del contenzioso in corso tra Stati Uniti e Russia sulla biblioteca Schneerson. Il movimento Chabad-Lubavitch, con sede a New York, ha infatti inoltrato richiesta per la restituzione dell’archivio ebraico, conservato nella Biblioteca nazionale russa.
L’accostamento di opere storiche e contemporanee a creazioni di moda e il nuovo look del Pushkin (la mise en scène prevede anche finte colonne) hanno attirato numerosi visitatori, nonostante il prezzo del biglietto di 400 rubli (14 dollari). Lungo l’imponente scalinata è esposto un manichino della collezione «New Look» datata 1947, e nel Salone bianco è stato installato un soffitto a specchi. Organizzata dalla fashion curator Florence Muller, la mostra è stata allestita da Nathalie Crinière, che ha già realizzato allestimenti al Centre Pompidou di Parigi.
I critici accusano l’aspetto commerciale dell’evento, promosso dal Pushkin come un’incursione nell’arte contemporanea, con opere, tra le altre, come «Stephanie, Executed», 2003, di Maurizio Cattelan, una scultura raffigurante Stephanie Seymour nuda. Tra le opere storiche, «Apple Tree II», 1916 di Gustav Klimt, e «Le Jardin Public», 1888, di Vincent van Gogh.
«Woman with a rake», 1928-29, di Malevic è esposta accanto agli abiti ispirati dalla visita di Dior in Unione Sovietica nel 1931. «Accostare quadri e vestiti ti fa dimenticare dove ti trovi: in un museo che si propone al pubblico come una boutique di lusso che vuole avere il ruolo di spazio museale», ha scritto la rivista di critica d’arte «Itogi». Altri hanno stigmatizzato il fatto che in un simile contesto i dipinti sembrano riproduzioni incorniciate. Il museo ha minimizzato le critiche e ha difeso la mostra ricordando l’importanza di Dior come stilista e la sua sensibilità rispetto alle influenze dell’arte del passato. «La sua linea “New Look” richiama le tradizioni del Settecento», ha sottolineato una portavoce del museo, aggiungendo che i ritratti di Franz Winterhalter e Dominique Ingres ben illustrano questo collegamento. Alexandre Vassiliev, storico della moda e collezionista, è d’accordo: «Si tratta dell’arte e della moda e del loro rapporto», ha ribadito, precisando che le critiche sono tutte rivolte all’allestimento della mostra e non al suo concept.

© Riproduzione riservata

Sophia Kishkovsky , da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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