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Musei

Anversa

420mila opere in riva al fiume

Tre musei riuniti in un nuovo simbolo architettonico, vetrina per la collezione Janssen d’arte precolombiana: ecco la scommessa del Museum aan de Stroom

Il Museum aan de Stroom accorpa il Museo etnografico, il Museo nazionale della navigazione e il Museo del folklore

Anversa (Belgio). Mentre i musei federali di Bruxelles fanno le spese dei tentennamenti della politica belga, i fiamminghi continuano a investire ingenti somme nei loro spazi culturali, sperando anche in ricadute positive in termini di flussi turistici. Ne è testimonianza il nuovissimo Mas (Museum aan de Stroom, Museo in riva al fiume), aperto a metà maggio e destinato a diventare il nuovo simbolo della città di Anversa. Il Mas, che sorge sull’Eilandje, una piccola isola situata tra la città e il porto, in un’area in piena riconversione urbana, intende proporsi come nuovo fulcro culturale della città. Il progetto, insieme sfida architettonica e nuovo concept museale, è partito nel 2000 ed è costato almeno 56 milioni di euro, di cui 23 solo per l’edificio. La torre, firma degli architetti olandesi Willem-Jan Neutelings e Michiel Riedijk, alta 65 metri e decorata da un grande mosaico realizzato da Luc Tuymans, star belga dell’arte contemporanea, si impone come immagine dell’avanguardia cittadina. La torre consiste nella sovrapposizione di dieci diversi livelli, sulle cui facciate si alternano vetro ondulato e pareti rivestite di grès rosso. Un percorso panoramico abbraccia dal basso all’alto l’intero edificio, offrendo viste spettacolari sulla città. Come lo furono in passato i vani degli ascensori di vetro del Centre Pompidou, questi spazi saranno aperti indipendentemente dal museo e costituiranno di per sé un’ottima ragione per una visita. Per quanto riguarda invece le collezioni, il Mas, dedicato ai «rapporti di Anversa con il mondo», nasce dalla concentrazione forzata in un solo edificio di tre musei della città le cui sedi storiche saranno vendute: il Museo etnografico, il Museo nazionale della navigazione e il Museo del folklore. Ciò spiega la collezione, vastissima ed eterogenea, composta da più di 470mila pezzi, cui è stato necessario dare una coerenza. La scelta è caduta sulla presentazione tematica, in uno spirito assai vicino a quello del futuro Musée des Confluences di Lione, il cui concept è stato preso a modello ancora prima della sua apertura (annunciata per il 2013). Sono stati scelti quattro grandi temi: «Dimostrazione di potere», «Metropoli», «Porto mondiale» e «Vita e morte».
Dopo aver attraversato un piano occupato dalle opere normalmente conservate nei depositi e un secondo dedicato alle mostre temporanee, il visitatore prosegue la sua visita verso l’alto, con i pezzi esposte negli spazi ciechi situati al centro di ogni livello. Il percorso si compie nella penombra, in un contesto in cui la presenza molto forte della scenografia mette talvolta in secondo piano le spiegazioni (solo in fiammingo, scaricabili su smartphone) degli oggetti storici o etnografici. La sala dedicata alla storia marittima, zeppa di modellini di imbarcazioni, riscuote un grande successo, ma è all’ultimo piano che sono esposti i pezzi migliori del museo. Dopo lunga discussione, l’importante collezione d’arte precolombiana riunita dal barone Paul Janssen, magnate dell’industria farmaceutica, e da sua moglie Dora, ha finalmente trovato una collocazione. Dopo la morte del marito, Dora Janssen aveva manifestato il desiderio di pagare i diritti di successione attraverso il deposito della sua collezione ai Musées royaux des Beaux-Arts di Bruxelles. Ma l’ormai proverbiale disaccordo tra il Governo federale e quello della comunità fiamminga avrebbe ritardato il progetto, bloccandone l’installazione nella capitale belga. Diventato proprietario della collezione nel 2006, il Governo fiammingo ha finalmente trovato il giusto spazio per questi 420 pezzi di grande qualità, raggruppati principalmente secondo criteri estetici.

© Riproduzione riservata

Sophie Flouquet, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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