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Il criptico d’arte

Povero Alemanno

Gli è toccato provare a essere convincente inaugurando il papa con grotta

Il monumento a Giovanni Paolo II alla Stazione Termini a Roma

Non l’avrei mai detto, che un giorno avrei provato un moto di solidarietà istintiva per Gianni Alemanno. A scommetterci, avrei puntato tutta la vita sul no. Poi è arrivata l’inaugurazione del monumento a Giovanni Paolo II davanti alla Stazione Termini, e ho dovuto mutar d’animo. Il sindaco di Roma era lì di fronte al monumentone sgangherato a riscuotere la sua cedola politica spiegandone l’estetica con parole imbarazzate, nel ruolo di quello cui tocca (a un sindaco credo accada spesso) di dover giustificare l’ingiustificabile: si tratta, ha detto il primo cittadino, di scultura «moderna, che come tale stimola e muove la fantasia». Povero Alemanno, certi giorni il suo è proprio un mestiere duro. A voler ben vedere, il papone bronzeo con tunnel incorporato, giusto per richiamarsi alla collocazione ferroviaria immagino, stimolava e muoveva con evidenza ben altro che la fantasia, nel sindaco stesso e negli astanti. Ma si sa, di fronte all’arte moderna quando tutto manca «tacere e adorare», ché capire e giudicare è facoltativo. Poi mi sono immaginato di vederle ragionare tra loro, le massime autorità politiche e amministrative della città, di fronte alla scelta cruciale di dare il via all’operazione. Vabbé, un monumento al papa beato a Roma ci vuole, e un monumento non ci si chiede mai se è bello o se è brutto: è come il grigio, va bene in ogni caso, ha detto uno. Roba che Oltretevere gli tocca dire che son contenti, tutti i cattolicissimi sudamericani usi a ritrovarsi davanti alla stazione hanno un loro punto ideale di riferimento, e a noi checcefrega. E poi questo è a gratis, e con le casse comunali schiantate il fatto non è di poco conto, ha soggiunto un altro. Vuoi mai, avrà infine commentato il più romanescamente cinico, metti che Giovanni Paolo II fa un altro miracolo e tutti si convincono che è una bella cosa...
In effetti si sono visti plurimi esponenti della fauna variopinta che frequenta i pratoni davanti a Termini commentare assai favorevolmente la grotta bronzea collocata lì in mezzo, quasi apposta per loro. Perfetta, hanno pensato. Ci si raggruppa tutti lì e si fa il presepe vivente. Soprattutto quando piove. Neanche il più ateo dei pizzardoni, a quel punto, oserà cacciarti via, e se ne arriva uno particolarmente testardo si può sempre dire che si sta facendo il tableau vivant di una Madonna della Misericordia, con il papa «santo subito» al posto della Vergine. È roba simbolica fine, caro il mio tutore dell’ordine, quindi vada a studiarsi la storia dell’arte e smetta di infastidire noi cultori del bello e del sacro, ancorché senza fissa dimora. Tutti contenti, dunque. E me lo immagino, il sindaco, mentre dopo la cerimonia sfreccia via nella sua auto blu verso nuove incredibili avventure: un monumento orrendo, ma tanto non è mica l’ultimo.

© Riproduzione riservata

Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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