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Mostre

Io Parigi me la mangio

Picasso, «Autoritratto con tavolozza», 1906

Barcellona. «Con i tuoi quadri sembri volerci obbligare a mangiare paglia e bere cherosene», disse nel 1907 Braque all’amico Picasso. Una dichiarazione della quale la curatrice Marilyn McCully si è ricordata per introdurre la mostra «Divorare Parigi. Picasso 1900-1907», nella quale vuole smentire le critiche di coloro che accusano Picasso di aver imitato le opere degli artisti con cui entrò in contatto durante il suo primo viaggio a Parigi. La rassegna, aperta nel Museo Picasso sino al 16 ottobre, ha per filo conduttore l’evoluzione del giovane artista, che arrivò ventenne, nel 1900, nella capitale francese. Sette anni dopo il suo arrivo era già riconosciuto come uno dei principali rappresentanti dell’avanguardia parigina. La mostra spiega come la sperimentazione di nuove tecniche pittoriche fu una conseguenza della scoperta delle opere di pittori del calibro di Van Gogh, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Rodin e Steinlen. Una scoperta che fu una rivelazione e una fonte d’ispirazione, ma, sostiene la curatrice, in nessun caso un’imitazione, dato che Picasso si appropriò delle sperimentazioni dei suoi contemporanei, ma «solo per forgiare il suo personalissimo stile. Non fu mai un imitatore ed è impossibile confondere anche solo una delle sue opere con quelle di qualunque altro artista» aggiunge la McCully, studiosa americana che ha collaborato con John Richardson alla monumentale biografia dell’artista spagnolo. Oltre tele provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo, si può ammirare per la prima volta a Barcellona una cospicua selezione delle opere di Picasso provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam. In mostra, in totale, una sessantina di opere di Picasso e una ventina degli artisti scoperti a Parigi, oltre a numerose fotografie e documenti della Ville Lumière dell’epoca. Nella foto, «Autoritratto con tavolozza», 1906.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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