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Mostre

In camera oscura si chiarisce la scultura

La danzatrice rumena Lizica Codreanu

Parigi. Dall’inizio degli anni Venti, Constantin Brancusi (1876-1957), fotografa le proprie sculture e le filma. Il Centre Pompidou, fino al 12 settembre, nella mostra «Immagine senza fine» si propone di analizzare il dialogo che lo scultore ha intrapreso con la propria opera. Le opere, molte inedite, provengono dalle collezioni del Musée d’art moderne e dall’eredità Brancusi entrata al Pompidou nel ’56. Alcuni film sono stati acquisiti di recente dall’istituzione. Le fotografie di Brancusi sono molto lontane dalle immagini «leccate» dei fotografi professionisti suoi contemporanei. Venne influenzato dall’americano Edward Steichen e da Man Ray. L’artista cerca, attraverso giochi di luce e inquadrature non convenzionali, di affrontare attraverso l’obiettivo gli stessi problemi che davano origine alle sue sculture. Per questo aveva deciso di non affidare a nessun altro il compito di realizzare la riproduzione fotografica del proprio lavoro, conscio, come altri scultori prima di lui, da Rodin a Medardo Rosso, della rivoluzione rappresentata dalle nuove tecniche di produzione di immagini. La mostra analizza tutti gli aspetti dell’interrelazione tra scultura, fotografia e film nell’opera di Brancusi. Tra i reperti più rari, ci sono opere ancora poco studiate, come i film che documentano i suoi viaggi, i ritratti di amici nell’atelier e le sequenze di modelle che danzano tra le sculture (nella foto, la danzatrice rumena Lizica Codreanu). Si chiedeva l’artista: «Perché scrivere sulle mie sculture? Perché non mostrarle semplicemente attraverso le fotografie?».

A.M.M., da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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