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Mostre

Le pitture nere di un incisore

Un'incisione di Luciano De Vita

Bologna. «Ritratto dell’artista da giovane. Luciano De Vita, opere 1950-1965», a cura di Michela Scolaro (che firma il testo in catalogo), è in corso sino al 30 ottobre alla Fondazione del Monte. La retrospettiva riscopre uno dei più valenti incisori italiani del secondo Novecento, rivelatosi come tale sin dall’esordio nel 1950, quando l’artista marchigiano (1929-1992), arrivato a Bologna è tra gli allievi del corso di tecniche dell’incisione tenuto da Giorgio Morandi, che lo vorrà come assistente nell’ultimo biennio di insegnamento (1954-56), e dove si legherà di fraterna amicizia con, tra gli altri, Andrea Emiliani. De Vita, che più tardi rileva la cattedra di Morandi, si dedica anche alla scultura, alla pittura e alla scenografia. L’attuale mostra presenta una decina di dipinti, ma è soprattutto incentrata sulle incisioni: settanta fogli (nella foto un esemplare) all’acquaforte e all’acquatinta, di intensa forza visionaria, che lasciano trasparire le influenze di Goya e Picasso, di Bosch, Brueghel e Ensor, di Rembrandt e Daumier. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, De Vita s’immerge in soggetti naturalistici, per poi ritornare, nei primi anni Sessanta, a una visionarietà fantastica, tra streghe, demoni e altri incubi.

Sandro Parmiggiani, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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