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Mostre

Ajaccio

A Firenze non c’è solo il Rinascimento

Al Palais Fesch una settantina di opere illustrano lo stretto legame tra pittura e letteratura nel Seicento fiorentino

Giovan Battista Vanni, «Venere piange la morte di Adone», Firenze, Opificio delle Pietre Dure

Ajaccio (Francia). «Firenze nel Secolo d’Oro tra pittura e letteratura» è la mostra curata da Elena Fumagalli e Massimiliano Rossi al Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts, diretto da Philippe Costamagna, che la ospita dal primo luglio al 3 ottobre (catalogo Silvana Editoriale). Il titolo può sembrare paradossale, riferito a una stagione, il Seicento, in cui il ruolo di Firenze è molto meno centrale rispetto al Rinascimento, ma è giustificato dalla qualità delle circa 70 opere esposte (provenienti in gran parte da istituzioni e musei toscani e francesi, nonché da collezioni private).
La mostra è divisa in 6 sezioni e si apre sul tema delle arti sorelle, con il celebre dipinto di Francesco Furini «La Poesia e la Pittura» (Firenze, Galleria Palatina). Le sezioni successive sono dedicate alla fortuna di episodi tratti dall’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso; alla committenza medicea di soggetti letterari, con la presentazione di 10 tele del ciclo ordinato dal cardinale Carlo de’ Medici, che rivelano una raffinata forma di intertestualità figurativa nell’accostamento di Ovidio (Metamorfosi), Ariosto e Tasso; alla ripresa grafica e pittorica di episodi della Divina Commedia di Dante e del Decameron di Boccaccio.
Nella sezione «Quando le arti dialogano» i curatori indagano il tema delle mezze figure allegoriche rappresentanti le arti: Lorenzo Lippi e Salvator Rosa dipingono un pendant con le figure di Arione e Orfeo (collezioni private), a evocare la propria amicizia e quella tra musica e poesia; Lippi nella nota «Allegoria con la maschera» del Musée des Beaux-Arts di Angers, non vuol alludere, come si è creduto finora, alla Simulazione quanto alla Tragedia, così come Rosa ritrae la «Commedia antica sotto le sembianze di Plauto e Terenzio» (Firenze, Galleria Palatina). La sezione del serio ludere, «jouer sérieusement», ospita prevalentemente disegni, in particolare di Jacques Callot, Baccio del Bianco e Stefano della Bella prestati dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e dal Département des arts graphiques del Louvre, ma, attraverso la simbologia ospitata negli emblemi dipinti di sei Accademici della Crusca (l’altra Istituzione toscana coinvolta), intende anche ribadire il nesso di lingua e arti figurative, che fu sempre costitutivo per l’identità culturale fiorentina, purché esibito in forma rovesciata e paradossale: il supporto di tali ritratti trasfigurati dei grandi linguisti seicenteschi fu infatti una pala da fornaio.

© Riproduzione riservata

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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