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Andranno a Parigi 61 opere di Giorgio de Chirico

Roma. Il prossimo settembre 30 dipinti, 20 disegni e 11 sculture firmate da Giorgio de Chirico lasceranno l'Italia per raggiungere il Musée d'Art Moderne de la Ville di Parigi. Un passaggio di proprietà previsto nel testamento dell'artista, che trascorse molto tempo in Francia. Un passaggio che ora viene sancito, sciogliendo così lunghe controversie giudiziarie, dall'accordo siglato fra il Comune parigino e la Fondazione De Chirico.  

Fra i critici d'arte il più entusiasta di questa «migrazione» è Vittorio Sgarbi: «La celebrazione di De Chirico a Parigi è un successo per l'Italia. Nulla di male se la fondazione romana, che pure esiste ma ha un funzionamento piuttosto timido, avesse un doppione a Parigi dove il Surrealismo è nato sullo stimolo di De Chirico».  Sgarbi rileva poi che «L'arte contemporanea ha avuto la sua capitale, al tempo di De Chirico, proprio a Parigi. E quindi bisogna auspicare che una parte dell'archivio De Chirico finisca al Beaubourg o al Palais de Tokyo. O in qualche museo che rappresenti la stagione parigina dell'arte italiana».

Gli esperti, però, si interrogano anche sul valore delle opere che lasceranno l'Italia.  Paolo Baldacci ritiene che «l'Italia non perda niente lasciando partire per la Francia questo gruppo di dipinti. Un autorevole membro del Comitato Settore dei Beni culturali, svela, riunitosi alcuni mesi fa per concedere il permesso di esportazione, mi confidò che le opere erano talmente brutte e insignificanti che tutti tirarono un sospiro di sollievo all'idea che andassero all'estero». Queste opere, mette in luce il critico, «non facevano assolutamente parte della produzione migliore del maestro: si trattava di quadri che in Italia avevano un discreto valore di mercato ma che all'estero non erano per nulla apprezzati».

Tuttavia, il rammarico per la partenza delle opere di De Chirico rimane. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ammette: «Mi dispiace per egoismo nazionalistico, ma ne comprendo le ragioni culturali».
Fonte Adnkronos

edizione online, 11 luglio 2011


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