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Vienna

Ciò che ci dà Dalí

L’inesauribile eredità del surrealista spagnolo nelle opere di Louise Bourgeois, Marcus Schinwald, Glenn Brown e Francesco Vezzoli

«Arch of Hysteria», un’opera del 2004 di Louise Bourgeois

Vienna. «Non sono surrealista. Io sono il Surrealismo. Il Surrealismo non è un partito o una marca, è un modo di essere. È la totale libertà e il completo diritto di sognare». Così diceva Salvador Dalí per spiegare la propria posizione artistica quando, nel 1934, avvenne il distacco dal gruppo nato attorno ad André Breton, cui aveva aderito alla fine degli anni Venti. Attivo a tutto campo, dalle arti figurative al cinema, dalla letteratura al teatro, alle riviste di moda, l’artista morto nel 1989 seppe far confluire nei propri quadri come nei suoi saggi o nelle sceneggiature per Buñuel o Hitchcock una visione capace di sintetizzare in modo originale spunti futuristi, metafisici, cubisti, psicoanalitici, convogliandoli in sguardi ossessivi dentro i labirinti della mente umana. Al ruolo di Dalí come modello per le successive generazioni, la Kunsthalle dedica fino al 23 ottobre, curata dal suo direttore Gerald Matt, una mostra dal titolo «Le Surréalisme, c’est moi!». Una settantina di opere provenienti da musei e collezioni internazionali costituiscono il nucleo daliniano, cui il curatore giustappone quattro individualità contemporanee: Louise Bourgeois (1911-2010), Glenn Brown (1966) Markus Schinwald (1973), che ha destato molta ammirazione come rappresentante dell’Austria all’attuale Biennale di Venezia, e Francesco Vezzoli. Mentre della Bourgeois viene messo in risalto l’approccio psicoanalitico, di Brown, pittore britannico che rivisita tanto i maestri del passato quanto l’iconografia popolare, in perfetto spirito daliniano, viene mostrata la componente illusionistica, sospesa tra Postmodernità e Manierismo. Schinwald ha realizzato un’installazione appositamente per la mostra, mettendo in gioco prospettiva e assenza di gravità, e ricreando uno spazio acquatico che evoca il contributo surreal-pop di Dalí all’Esposizione Universale di New York nel 1939, l’anno in cui si trasferì negli Stati Uniti. Fantasie e desideri sono infine la cifra delle opere di Vezzoli, tra provocazione e riflessione sul ruolo dell’arte e dell’artista nella società odierna.

© Riproduzione riservata

Flavia Foradini, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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