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Restauro architettonico: traditi per trenta docenti

Nell’Università italiana, il Settore Scientifico Disciplinare «Icar/19-Restauro», l’unico che, a titolo specifico, si occupi di ricerca e didattica per la conservazione e il restauro del patrimonio architettonico e anche paesaggistico, verrebbe a trovarsi, a seguito di alcune novità introdotte dalla Legge 240/2010, senza nessun rappresentante nelle tornate concorsuali per la selezione dei futuri professori, poiché non raggiungerebbe il tetto nazionale previsto di trenta docenti ordinari. Ciò implica un progressivo depotenziamento del settore disciplinare, aggravato dalla riduzione dei corsi di dottorato di ricerca e dalla mancata triennalizzazione delle scuole di specializzazione in «Beni architettonici e del paesaggio» (oltre che in «Archeologia» e «Storia dell’arte»), il che toglie loro la possibilità di un chiaro riconoscimento estero e di un ottimale processo formativo. L’attuale quadro legislativo universitario sembra manifestare quindi un disinteresse per il tema del restauro, a fronte di una immagine forte, anche internazionale, dell’Italia in questo settore. Ciò anche in considerazione di quanto previsto dal Codice dei Beni culturali e Paesaggistici e dei profili richiesti dal Mibac per i funzionari tecnici di tutela, architetti, storici dell’arte e archeologi. Il Consiglio chiede al Ministero dell’Università e della Ricerca d’impegnarsi a trovare le strade opportune per garantire il migliore e più efficace svolgimento delle tornate concorsuali e per assicurare, in sede di progressiva applicazione della riforma universitaria, l’attenzione che le discipline pertinenti al sistema dei beni culturali e paesaggistici meritano nel nostro Paese.
Consiglio Superiore dei Beni culturali

Il Paese soffre indubbiamente di una sindrome che non è quella di Stendhal, ma piuttosto della sindrome di chi si dedica a farsi del male, autolesionista. Per una semplicissima e banale ragione aritmetica si rischia di perdere il primato mondiale in materia di restauro architettonico: la disciplina per cui siamo famosi nel mondo è relegata a materia di serie B semplicemente perché «non ci sono i numeri». Siccome in Italia non ci sono 30 docenti ordinari di restauro architettonico, i professori che insegnano quella materia non potranno selezionare i futuri docenti e il compito verrà demandato ad altri, più numerosi ma certamente meno competenti. Lo prevede una norma del Ministero dell’Università che in maniera draconiana ha deciso che quello è il terminus. Al di sotto non si è. Dunque il restauro non è. Secondo la miglior tradizione viene penalizzato chi non ha creato cattedre a dismisura per impinguare la clientela. Il Consiglio Superiore dei Beni culturali, con un voto all’unanimità, ha chiesto al ministro dell’Università di evitare che, per una mera questione burocratica, si perda uno degli insegnamenti più importanti di cui il mondo universitario si può fregiare.

da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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