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Libero per il compleanno del Partito

Ai Weiwei, © AP PHOTO/NG HAN GUAN


L’artista cinese Ai Weiwei (nella foto) è stato liberato su cauzione il 22 giugno. Il primo luglio il Partito comunista cinese celebra i novant’anni dalla sua fondazione. La scarcerazione di dissidenti non è insolita prima di eventi di questo tipo. Secondo l’organo ufficiale di stampa cinese «Xinhua» Ai Weiwei avrebbe confessato il «crimine» di evasione fiscale e starebbe collaborando con le autorità. La polizia avrebbe dichiarato che la società dell’artista, la Beijing Fake Cultural Development Ltd, «si sarebbe resa colpevole di evasione fiscale per un ingente somma e avrebbe intenzionalmente distrutto la documentazione relativa». La famiglia dell’artista ha negato le accuse. Su «Xinhua» si legge inoltre che l’artista non godrebbe di ottima salute. È risaputo che soffre di ipertensione e diabete e assume regolarmente dei farmaci. Dopo il rilascio, Ai Weiwei ha dichiarato all’Afp (Agence France-Presse): «Sto bene, sono molto felice di essere libero e con la mia famiglia», ma ha aggiunto di non poter rivelare altri particolari. «Sono libero su cauzione, non posso dare altre informazioni e non posso rilasciare interviste». La notizia dell’arresto di Ai Weiwei lo scorso aprile aveva avuto un’importante eco nel mondo dell’arte cinese, soprattutto a Pechino. «Le cose sono difficili in questo momento, non siamo liberi di parlare. Se vogliamo farlo dobbiamo uscire, ma c’è sempre il rischio che ci siano dei microfoni direzionali», ha rivelato una fonte vicina ai fatti che ha chiesto di rimanere anonima. Gli artisti Lin Bing e Fei Xiaosheng, curatori di una mostra dov’è stato lasciato uno spazio vuoto per le opere di Ai Weiwei, sono stati trattenuti per essere interrogati e rilasciati all’inizio di giugno. Nel frattempo, nell’imminenza delle celebrazioni per il 90mo anniversario del Partito comunista, l’accesso internet è stato limitato e le telecomunicazioni funzionano a intermittenza. Le cose sono cambiate rispetto alle misure di repressione messe in atto dopo il massacro di piazza Tienanmen. I dissidenti che parteciparono a quegli eventi ora postano online foto della protesta del 1989, dato che la maggior parte dei giovani non sa nulla dell’episodio. I manifestanti del 1989 sono definiti «semi di peperoncino» da cui sono oggi sono nati «fiori di gelsomino». Analogamente i semi di girasole utilizzati da Weiwei nel suo lavoro sono diventati un simbolo della protesta. Le metafore e i codici sono di uso comune tra i dissidenti cinesi. All’inizio di giugno, alcuni membri delle forze di sicurezza ci avevano riferito in via anonima che Ai Weiwei sarebbe stato rilasciato «nel giro di qualche mese», aggiungendo che è stato accusato di «gravi reati economici», che la ragione del suo arresto «non è politica» e che le indagini sono ancora in corso. Le tasse vengono spesso usate dal Governo cinese per esercitare pressioni sui dissidenti, impresa semplice vista la complessità della materia fiscale. «Se vuoi essere attivista in Cina la tua dichiarazione dei redditi deve essere assolutamente immacolata». Gran parte del mondo dell’arte cinese ha evitato di prendere posizione in occasione dell’arresto di Ai Weiwei.

Chris Gill, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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