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Claudia Casali

La nuova direttrice Claudia Casali parla di progetti e riconoscimenti, da quello dell’Unesco alla riapertura della sezione dell’Estremo Oriente, chiusa da 20 anni

Claudia Casali. Foto Antonio Veca

Faenza (Ra). Con la nuova direzione affidata a Claudia Casali che nel febbraio scorso ha sostituito l’ex responsabile Jadranka Bentini (cfr. n. 305, gen. ’11, p. 10), al Museo internazionale delle ceramiche (Mic) è in corso una mezza rivoluzione. Oltre alle consuete attività, compreso il «Premio Faenza» (cfr. box), Casali ha infatti deciso di aprire o incrementare nuove sezioni dedicate alle applicazioni della ceramica in campo medico, alla devozione popolare, all’ampio patrimonio proveniente dall’Asia. In più l’Unesco ha nominato il Mic per tre anni «Messaggero di pace» e oltre alle iniziative legate al nuovo titolo proseguono i restauri, perché insieme a 55mila pezzi (da quelli archeologici ai più recenti) al museo sono conservate anche casse con migliaia di frammenti di opere distrutte da bombardamenti dell’ultima guerra. Casali proviene dal Mar di Ravenna dove ha lavorato dal 2000 al 2010; in precedenza ha collaborato anche con Palazzo Forti di Verona e la Gam-MAMbo di Bologna.
Dottoressa Casali, che cosa comporta la nomina dell’Unesco?
Il titolo, ricevuto il 19 maggio, implica attività scientifiche per i prossimi tre anni per raggiungere la mission: comprendere attraverso la ceramica attività delle diverse culture del mondo. Ciò permetterà di ampliare le nostre collezioni espositive permanenti collaborando con altri enti, ad esempio il «Circo della pace» di Bagnacavallo che ha una rinomanza internazionale sull’argomento e ha ottenuto finanziamenti europei.
Per questo allargate le sezioni espositive?
Esatto. A maggio abbiamo dato vita alla sezione «Bioceramici o ceramici avanzati» dove raccontiamo delle applicazioni della ceramica in campo medico: il pubblico non sa che in ceramica si realizzano protesi e si sperimenta nel campo del benessere e della qualità della vita. Operiamo insieme al centro di ricerca Istec-Cnr di Faenza. A settembre amplieremo notevolmente, quasi rifonderemo, la parte devozionale e popolare esponendo 120 opere dei depositi uscite dalle manifatture dei della Robbia e Ferniani oltre ad alcune statue lignee. A fine ottobre toccherà poi alla nuova sezione dell’Estremo Oriente chiusa da 20 anni. Non ci saranno solo ceramiche, ma mobili laccati e una stupenda scultura bronzea che inspiegabilmente veniva tenuta in magazzino: si tratta di un guerriero cinese del XVI secolo.
Per i restauri e il Premio Faenza ci sono novità?
Il Mic ha la fortuna di avere due restauratrici interne che si occupano delle migliaia di frammenti di opere distrutte dai bombardamenti della secondo guerra mondiale. In più pensiamo di aprire il premio Faenza anche agli over 40.
Ci saranno nuove mostre?
L’anno prossimo forse quelle dedicate a Mimmo Paladino e alla settecentesca manifattura Ferniani e in più stiamo valutando alcuni progetti con altri musei. Senza dimenticare la giovane creatività.
Sembra delinearsi una nuova stagione per il Mic.
Sì, e punteremo molto su comunicazione e promozione che in questi anni è stata molto tralasciata. Io provengo dall’esperienza del Mar diretto da Claudio Spadoni che non è solo uno storico dell’arte ma anche un giornalista.
© Riproduzione riservata

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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