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Firenze

Cinquant’anni ai Tatti

La Villa abitata da Bernard Berenson e pensata come luogo di studio, insieme sontuoso e domestico, apre all’Oriente

Villa i Tatti

Firenze. Sono trascorsi cinquant’anni da quando, nel 1961, Villa I Tatti sulle colline di Settignano, dimora per oltre mezzo secolo del noto studioso del Rinascimento italiano Bernard Berenson, è divenuta «The Harvard Center for Italian Renaissance Studies». Berenson muore infatti nel 1959, ma già da tempo, ci racconta il vicedirettore Jonathan Nelson, aveva pensato a lasciare la sua casa e la sua ricchissima biblioteca (50mila volumi!) all’università americana di Harvard.
Il progetto viene realizzato coi suoi fondi e da allora il Centro vive e prospera grazie a finanziamenti privati. Una commissione internazionale sceglie le domande inviate da studiosi di diverse discipline (le arti visive, l’architettura, la storia, la letteratura, la cultura materiale, la musica, la filosofia, la religione, le scienze), per ottenere la prestigiosa borsa di studi di un anno, che permette di godere di un luogo il cui fascino risiede nell’essere al tempo stesso sontuoso (basti pensare alla ricchezza della collezione di dipinti, da Giotto a Perugino, da Sassetta a Domenico Veneziano, di sculture, oggetti e arredi) e domestico, dove la vita scorre con ritmi cadenzati dallo studio, ma anche dalle pause conviviali, atte a far fiorire quello scambio intellettuale auspicato da Berenson: «Nothing opens mind and heart like free discussion of gifted maturing individuals, coming together with their own national traditions and differing attitudes and approaches».
E proprio seguendo gli auspici berensoniani, il direttore del Centro, Lino Pertile (docente a Harvard, molto felice del suo rientro in Italia, dopo quarant’anni all’estero, in un’istituzione così ricca di potenzialità per il futuro come I Tatti) ha voluto la creazione di borse di studi ulteriori, «The Mellon Visiting Fellowship», destinate solo a studiosi di Paesi meno presenti alla Villa. «Nel 1956, ricorda Pertile, Berenson incoraggiava i suoi successori ad accogliere studiosi dal blocco sovietico e dell’Estremo Oriente; ma anche in Europa vi sono Paesi come la Spagna, la Grecia o la Turchia poco rappresentati, per non parlare del Medio Oriente, del mondo islamico, dei Paesi sudamericani. La nostra sfida per i prossimi anni è quindi di allargare molto i confini della diffusione della cultura del Rinascimento italiano, fatta salva, beninteso, la qualità delle domande. Per il 2011-12 avremo sei nuove borse oltre a due visiting professor dalla Grecia. Progettiamo inoltre la traduzione di grandi opere italiane in lingue nelle quali non esistono, e l’esecuzione di concerti in varie sedi».
In occasione delle celebrazioni del cinquantenario (il 10-11 giugno) è stata inaugurata una nuova ala del Centro, «The Deborah Loeb Brice Loggiato», con un’ampia sala per i convegni. E per l’autunno si attende la messa in rete della mostra virtuale, tutta fondata su un approfondito studio dei documenti d’archivio (in Italia e a Boston), «The Berensons and Harvard» a cura di Jonathan Nelson, articolata in tre sezioni: «Bernard and Mary as students», «Bernard Berenson and the Fogg art Museum» (con la ricca documentazione di scambi epistolari che chiarisce il rapporto tra lo studioso e il mondo americano) e «The Creation of Villa I Tatti». «Nel 1914 la collezione di opere era praticamente conclusa, ci spiega Nelson: Berenson non giudicava se stesso un vero collezionista e sosteneva di aver smesso di comprare una volta concluso l’arredamento della villa. Quasi nulla da allora è mutato nella mise en scène, nel rispetto di un gusto che vede l’alternanza di dipinti dei primitivi italiani, sullo sfondo di broccati antichi, a sculture orientali e a oggetti di diversa provenienza, secondo un’estetica fondata su un dialogo tra Oriente e Occidente, diversa da quella di altre collezioni fiorentine formatesi a cavallo tra Otto e Novecento». Infine è in preparazione il catalogo dei dipinti della collezione, a cura di Carl Brandon Strehlke e Machtelt Israëls, che succede a quello edito nel 1962, a cura di Franco Russoli. Ma anche la riedizione virtuale e illustrata di The Drawings of the Florentine Painters, con tutte le attribuzioni berensoniane e quelle ora mutate.

© Riproduzione riservata

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


  • Lino Pertile

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