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Bologna

Non facile, quasi eretico

«Rappel à l’ordre» del neoassessore comunale alla Cultura Alberto Ronchi. Intanto a Milano e Torino...

Alberto Ronchi

Bologna. Un assessore alla Cultura che darà filo da torcere: a tutti. Istituzioni, musei e direttori, politici, intellettuali e operatori che non saranno pronti ad allinearsi al suo «rappel à l’ordre» sulla gestione della cultura bolognese. Alberto Ronchi è personaggio non facile, dall’apparato pubblico locale considerato quasi un eretico. E già i suoi esordi annunciano venti di battaglia. Dopo la bacchettata sulle dita a direzione MAMbo e presidenza Gam per l’entrata a pagamento, Alberto Ronchi ribadisce di persona che il ruolo della regia della politica e dell’attività culturale della città è di spettanza primaria dell’assessore: volgono quindi al termine gli anni di «sede vacante» che dalla giunta Cofferati in poi hanno visto assessori troppo colti e poco manageriali o, viceversa, impreparati transfughi dello showbiz e in cui l’iniziativa è stata giocoforza lasciata ai direttori dei musei e delle istituzioni culturali cittadine (Gam, Musei Civici, Cineteca e Pinacoteca statale) e alle Fondazioni bancarie. Certo, i protagonisti bolognesi sono personaggi più che preparati, ma dovranno ora confrontarsi con chi rivendica fortemente il suo ruolo guida per raggiungere una produzione culturale omogenea e finalizzata e non episodica e personalistica. Le linee quadro del nuovo corso: riorganizzazione e razionalizzazione gestionale e di spesa, investimenti nella comunicazione. Soprattutto, Ronchi vuole «portare del nuovo», tralasciando, dice a chiare lettere, «le due mode culturali finora imperanti sulla scena italiana: la creazione  autocelebrativa di nuovi festival e/o nuovi musei e la reiterazione della storia della cultura con le mostre-monstre». L’era Ronchi si segnerà per la spinta all’innovazione di modi e contenuti sia nell’arte («Anche i graffiti che secondo molti lordano le facciate dei palazzi storici bolognesi sono forme d’arte in nuce» dichiara), sia nella musica, indiscusso patrimonio della città: «Dobbiamo educare il pubblico alla musica colta contemporanea: non dobbiamo sempre riproporre Verdi», avallando così le scelte del tormentato ex sovrintendente del Teatro Comunale, Marco Tutino. Quanto alla conferma delle nomine ai vertici delle istituzioni culturali, in particolare i presidenti Lorenzo Sassoli de’ Bianchi alla Gam ed Eugenio Riccòmini ai Musei Civici, benché sia già prevista una commissione di tre «saggi» da affiancare al neosindaco Virginio Merola (cfr. lo scorso numero, p. 11) nella scelta, il peso di Ronchi e del suo nuovo corso sarà determinante.

© Riproduzione riservata

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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