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I trasferimenti agli enti territoriali

Il federalismo dei beni culturali

I beni coinvolti, purché non di «rilevanza nazionale», devono essere oggetto di «accordi di valorizzazione»

Roma. L’applicazione del federalismo demaniale ai beni culturali sta partendo lentamente, anche per le molte incertezze interpretative che hanno contrassegnato in questo campo sia la Legge delega n. 42/2009 sia il Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85. Una circolare del Segretario generale del Mibac (18 maggio 2011, n. 18) ha ora definito l’iter procedurale delle richieste di attribuzione di beni culturali agli enti territoriali nonché le linee guida per l’elaborazione dei programmi di valorizzazione necessari per realizzare i possibili trasferimenti e gli schemi degli atti da adottare. In teoria, in base al decreto n. 85 le richieste avrebbero dovuto essere presentate entro il 26 giugno: ma il termine non è tassativo, data la gradualità con cui si è arrivati a definire le procedure. Allo stato, gli enti territoriali avrebbero comunque già presentato almeno 290 richieste in 15 Regioni (restano per ora fuori le Regioni a statuto speciale e Roma, in attesa delle norme su «Roma Capitale»), facendo riferimento a beni di tipologie diverse (come l’Arsenale di Venezia e le mura di Verona, il carcere di Procida e l’ex Convento di San Domenico a San Gimignano: l’elenco non è per ora pubblico).
In breve, il quadro della situazione è attualmente questo:
- la Legge delega e il Decreto legislativo citati hanno consentito allo Stato di trasferire beni demaniali a Comuni, città metropolitane, Province e Regioni. Secondo l’interpretazione adottata alla luce dell’articolo 112 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, tra i beni trasferibili sono inclusi anche beni appartenenti al patrimonio culturale che non rivestano «rilevanza nazionale» e che siano oggetto di specifici accordi di valorizzazione e di piani strategici di sviluppo culturale, definiti insieme dallo Stato e dagli enti territoriali (l’aspetto più critico di questo trasferimento, che è stato oggetto di molte contestazioni, riguarda la «sdemanializzazione» che esso comporta e la possibilità di una futura alienazione dei beni in questione);
- a differenza degli altri beni demaniali, non è stato dunque considerato possibile formulare elenchi di beni culturali a priori «trasferibili» o meno, in quanto potrebbero esserlo solo a fronte di impegni e progetti di valorizzazione presentati dall’ente locale e giudicati validi. A questo fine il Mibac e l’Agenzia del Demanio hanno concluso un Protocollo d’intesa che definisce le modalità di gestione delle richieste avanzate dagli enti territoriali: in particolare si prevede che queste siano valutate a livello regionale da Tavoli tecnici operativi composti da rappresentanti degli organi periferici del Mibac e dell’Agenzia del Demanio e presieduti dalla Direzione regionale del Mibac, cui sono invitati gli enti locali interessati; si prevede inoltre l’istituzione di una «cabina di regia» a livello nazionale, presieduta dal segretario generale del Mibac a cui partecipano rappresentanti del Ministero e dell’Agenzia del Demanio;
- la Circolare del 18 maggio del segretario generale del Mibac mira a creare le condizioni per un’applicazione uniforme in tutte le Regioni dei complessi e inediti meccanismi normativi, definendo ulteriormente l’iter procedurale delle richieste, i criteri di formazione dei progetti di valorizzazione, gli aspetti generali degli atti di attribuzione di beni agli enti territoriali.
È particolarmente interessante notare che in questi ultimi documenti è affermato con chiarezza che «una volta trasferiti in proprietà agli enti territoriali, i beni conservano la natura di demanio pubblico (ramo storico, archeologico e artistico) e restano integralmente assoggettati alla disciplina di tutela e salvaguardia di cui al D.Lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni culturali, Ndr)», e che il mancato rispetto delle condizioni e degli impegni assunti dagli enti territoriali con gli Accordi di valorizzazione può comportare «l’eventuale risoluzione di diritto dell’atto di trasferimento».
© Riproduzione riservata

M.R., da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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