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Pompei

Piano bis, spesa bis

47 milioni di euro per restauri e sicurezza. Ma perché fare un rilievo da 8,2 milioni se già ce n’è uno mai usato?

Pompei (NA). Dopo otto mesi, i muri crollati della Scuola dei Gladiatori di Pompei sono ancora lì. Si aspetta l’arrivo della task force di specialisti e l’assunzione di tecnici e archeologi (ne è rimasto uno solo). Intanto negli scavi poco è cambiato, ma dopo lo scandalo planetario dovuto al degrado, stanno arrivando soldi, progetti e nuove polemiche. L’8 giugno il Consiglio Superiore dei Beni culturali ha approvato un complesso piano di interventi per gli scavi: il piano finanziario 2011-13 prevede un impegno totale di 105 milioni di euro, 85 dei quali per il Piano Operativo che include anche 27 milioni per altri tesori archeologici: Ercolano, Boscoreale, Cuma, Pozzuoli, Castello di Baia, Parco archeologico di Pausilypon, villaggio preistorico di Nola. Tutti fondi dell’Unione europea. Per Pompei sono previsti 47 milioni per restauri, messa in sicurezza e manutenzione straordinaria di domus, monumenti, strutture per servizi e nuovi depositi per i reperti (4,5 milioni di euro). Sono disponibili inoltre 8,2 milioni di euro per rilievi, verifiche e indagini tridimensionali su tutta Pompei. Su questa spesa è aspra polemica. Carmine Gambardella, preside della Facoltà di Architettura della II Università di Napoli di Aversa, ha fatto sapere che lo studio esiste già, si chiama «Pompei, Fabbrica della Conoscenza». È stato condotto per tre anni (è appena terminato), e con le attrezzature più avanzate, da specialisti di quattro università campane, con la collaborazione di Sorbona di Parigi, Scuola Superiore di Architettura di Barcellona, Fulbright Commission e Commissione nazionale dell’Unesco. «Parliamo, ha spiegato Gambardella, di un rilievo a tre dimensioni degli scavi e della rete geodetica. Dopo il crollo della Scuola dei Gladiatori, con la Guardia di Finanza abbiamo volato sugli scavi con un sensore termico all’infrarosso per localizzare le zone a rischio e ridisegnarne così una mappa, con una tecnologia in possesso soltanto di Benecon (Centro regionale di competenza per i Beni culturali)». Insomma, i rilievi previsti e approvati dal Consiglio Superiore (probabilmente all’oscuro dello studio realizzato) e dal costo di ben 8,2 milioni per un lavoro ripetitivo che verrebbe condotto da altre università, non solo sarebbero inutili, ma un autentico spreco di denaro pubblico. La Uil Beni Culturali ha inviato un esposto alle Procure di Torre Annunziata, Napoli e Roma e invoca trasparenza per ogni appalto.
Intanto su Pompei si concentrano anche gli interessi degli imprenditori. L’Unione industriali di Napoli ha presentato un piano strategico per il recupero e la valorizzazione del sito archeologico in tre fasi: la prima legata all’affermazione del «marchio» Pompei nel mondo, per vendere il brand a mecenati di tutto il pianeta. La seconda, il cuore del progetto, prevede la «creazione di una rete in grado di attivare corsie preferenziali e circuiti d’eccellenza intorno agli scavi». Ossia circondarli con un «anello» di hotel, negozi, info point, parchi, centri di assistenza. Collegamenti diretti con l’aeroporto di Capodichino, il porto di Castellammare, la Circumvesuviana, le stazioni delle Ferrovie nazionali, le autostrade. Terza fase, coordinamento territoriale con Comuni e Regione. Un consorzio di 2.500 aziende francesi, ha detto Antonio Graziano, presidente degli industriali di Napoli, sarebbe pronto a intervenire. Contro questo piano si è schierato Salvatore Settis che ha condannato l’idea degli industriali di escludere Pompei dal suo contesto territoriale chiudendola in una specie di «isola» senza prima intervenire sugli scavi. «È come se si decidesse di lasciar cascare il Colosseo ma di costruirgli intorno una serie di svincoli protettivi, dice Settis. Il problema è che gli interessi privati prevalgono sempre sull’interesse pubblico. La partita, afferma, si gioca come sempre sugli appalti». Il rischio è di sprecare ancora una volta il denaro in arrivo. Come è avvenuto nel 2010 con il Teatro Grande di Pompei ora sotto sequestro con tutto il materiale scenico per ordine dei magistrati di Torre Annunziata. Sotto accusa lo sfregio del teatro romano (cfr. n. 300, lug.-ago. ’10, p. 8) rifatto ex novo in cemento e tufo dal commissario straordinario Marcello Fiori per quasi 6 milioni di euro.
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Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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