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Galan

Obiettivo: il patrimonio

«Meno retorica e più sostanza», a partire dai fondi europei non spesi e dal rilancio di Arcus. Con una proposta: ridurre al 2% l’Iva sulle sponsorizzazioni

Roma. I punti significativi delle linee programmatiche di Galan sono stati di recente affermati o ribaditi dal Ministro, in un’audizione presso la Commissione cultura della Camera (avviata il 15, proseguita il 29 giugno ma non ancora conclusa) e in alcune altre occasioni pubbliche.
In primo luogo ha ribadito le sue parole d’ordine, ispirate a un approccio fattivo e concreto: «Meno retorica e più sostanza»; necessità di lavorare tutti insieme per la cultura, valorizzando le diversità ma con un obiettivo comune; su queste basi, realizzare una sorta di piano rooseveltiano della cultura (cfr. n. 309, mag. ’10, p. 4) e «un momento nazionale di chiamata a raccolta di tutti coloro che vogliano o debbano occuparsi della cultura italiana» per definire «una scala di priorità, possibilmente condivise, ma soprattutto raggiungibili».
Galan ha dichiarato una sua scelta di fondo, significativa e importante, che fa ben sperare: «Sono convinto che, prima e più ancora che sui cosiddetti grandi eventi, troppo spesso spersonalizzanti e prodotti in serie come format televisivi, il Ministero debba concentrarsi sul patrimonio. Non sull’effimero, dunque, ma sul permanente».
Sul piano delle politiche concrete, i punti più importanti indicati da Galan sono:
- il dovere di utilizzare fino in fondo le risorse a disposizione (i fondi europei per il Sud continuano a essere in gran parte inutilizzati, offrono ancora 31 miliardi di euro fino al 2013). L’esempio è Pompei, per cui sono stati mobilitati in due mesi 105 milioni di euro e si è messo a punto un «cronoprogramma» di interventi. In generale, migliorare la capacità di spesa del Ministero (anche con il «rapido affidamento dei tanti piccoli ma importanti lavori di recupero e manutenzione», per cui ha voluto innalzare da 500mila a 1,5 milioni di euro la soglia minima della trattativa privata, misura contestata dalle opposizioni);
- a proposito di risorse, rilanciare Arcus, la cui vicenda non piace al ministro (una grande idea piegata a esigenze «non dico clientelari, ma diciamo spicciole»): ora è necessario dare più stabilità strutturale alle risorse di Arcus, che dovrebbe avere il 3% di tutte le spese per infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi e non solo di quelle legate alla Legge obiettivo;
- lasciare al Mibac gli introiti dei musei e dei siti archeologici statali;
- incrementare il coinvolgimento economico dei privati, cittadini e aziende. Su questo piano: favorire al massimo il mecenatismo e le sponsorizzazioni, ma «valorizzare l’aiuto dei privati senza svendere il patrimonio»: quindi disciplinare uno sfruttamento pubblicitario equilibrato e sostenibile, e perfezionare il sistema degli sgravi fiscali, in primo luogo riducendo dal 20 al 2% l’Iva sulle sponsorizzazioni;
- dare piena e compiuta attuazione al Codice dei Beni culturali e del Paesaggio;
- fare in modo che il Mibac non sia percepito come burocrazia che dice sempre no, ma come garanzia di equilibrio dello sviluppo, favorendo le giuste esigenze di semplificazione e accelerazione delle procedure di autorizzazione, a condizione che non mirino a ridurre la tutela a una finzione formale;
- varare nuovi piani paesaggistici regionali, d’intesa con lo Stato, in modo da definire regole certe e condivise sulle trasformazioni del territorio compatibili con la tutela del paesaggio; ciò è avvenuto in Abruzzo, Campania, Marche, Piemonte, Umbria e Veneto e sta per avvenire in Basilicata, mentre per le altre Regioni il dialogo preliminare dovrà essere accelerato.

© Riproduzione riservata

Marta Romana, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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