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Archeologia

Global antico

Le relazioni e gli scambi tra Mediterraneo e centro Europa in mostra nel Castello del Buonconsiglio a Trento

Statuina di Dea Madre (IV millennio a. C.), da Cabras (Or)

Trento. Plinio il Vecchio aveva parlato della «incommensurabile maestà della pace romana» (Naturalis Historia XXVII, 3). Con Elio Aristide, un secolo più tardi, il concetto dell’impero come modello di stabilità sarebbe diventato un luogo comune. Colin Wells (The Roman Empire, 1984), trattando della floridezza della provincia d’Africa, per spiegare il senso della romanizzazione aveva descritto un luogo insignificante dell’Algeria orientale, Castellum Tidditanorum (o Tiddis), che, a dispetto della sua collocazione periferica, ai tempi di Antonino Pio poteva vantare tutti gli elementi di decoro di una civitas alla maniera di Roma, dall’arco al mitreo, alle terme. L’accezione moderna del termine globalizzazione, uno dei più importanti contributi concettuali del secolo scorso, avrebbe solo quarant’anni circa.
Certo, la cultura e la lingua latina non riuscirono a soppiantare del tutto il prestigio della koinè ellenistica, ma come non ravvisare nell’imperialismo dell’antica Magistra mundi punti di tangenza con il nostro presente? Si chiude su Roma, e in modo implicito sul significato del pliniano «tante nazioni, una sola patria», il percorso espositivo della ricca mostra archeologica dedicata a «Le grandi vie delle civiltà», a cura di Franco Marzatico, Rupert Gebhard e Paul Gleirscher, visitabile nelle sale del Castello del Buonconsiglio dal 1° luglio al 13 novembre (poi nuovamente allestita dal 15 dicembre, fino al 27 maggio 2012, alla Archäologische Staatssammlung di Monaco di Baviera). I numeri dell’evento parlano di una vera e propria impresa scientifica, patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, che ha visto il coinvolgimento di tutte le soprintendenze statali.
Più di 600 gli oggetti esposti, una settantina gli enti prestatori italiani e stranieri, chiamati a raccontare la straordinaria complessità delle relazioni fra il Mediterraneo e il centro Europa dalla Preistoria alla Romanità (questo il sottotitolo del progetto), in un’accezione di cultura che oltre alla produzione di manufatti, ai processi di astrazione (codici linguistici e figurativi), agli scambi e ai contatti tra regioni lontane, implica anche le relazioni sociali (se è sempre l’oggi che getta un cono di luce sul passato, come non ricorrere alle recenti teorie sulla complessità culturale di Ulf Hannerz?).
A partire dal X millennio a.C. l’uomo solcò i mari e oltrepassò le Alpi in qualità di esploratore, poi di colono e di mercante. La ricerca delle più diverse materie prime fu alla base di nuove forme di interazione, dal dono al commercio, alla razzia. Ornamenti esotici come le conchiglie marine del Mar Rosso circolarono a lunga distanza dal Paleolitico fino alla tarda età del Ferro. La pietra verde delle Alpi occidentali, impiegata sulle asce dei primi agricoltori e allevatori, raggiunse il limite dell’Inghilterra settentrionale. Le rotte dell’ossidiana, della selce, dell’ambra, del corallo e delle pietre preziose, quindi di beni deperibili come il bestiame e gli alimenti, veicoleranno saperi e innovazioni tecnologiche legate soprattutto all’agricoltura, alla ceramica, alla tessitura. Fondamentale fu il ruolo delle varie rivoluzioni metallurgiche, non solo per gli sviluppi tecnologici, ma anche per la progressiva articolazione delle stratificazioni sociali. Archeologia e letteratura, a partire dall’epica omerica, testimoniano l’esercizio del potere da parte delle elite dominanti attraverso la capacità di mediazione con i diversi «barbari» e la comunicazione propria degli status symbol esotici (il rango esige i suoi segni di appartenenza).
La sezione più ricca del percorso, non a caso, è imperniata sugli «stili di vita», sui codici di comunicazione condivisi di Mediterraneo ed Europa centrale, legati agli oggetti di rappresentanza (dagli ornamenti personali ai servizi da banchetto, agli equipaggiamenti militari). A questi linguaggi transculturali a largo raggio si aggiungono ovviamente gli archetipi simbolico-figurativi: la Dea madre, il sole, la barca, gli uccelli acquatici, il Signore o la Signora degli animali, le figure eroiche del guerriero e poi dell’atleta. Sono i fili millenari di un’immensa orditura, della cui sintesi e rappresentazione, come specchio dell’Occidente, si incaricheranno l’universalismo di Roma e l’egemonia del latino.

© Riproduzione riservata

Francesco Suomela Girardi, edizione online, 1 luglio 2011


  • Lussuosa coppa in argento per simposio con scena di Amazzonomachia (I-II secolo d.C.). Torino, Museo di Antichita
  • corona d'oro, Ancona, Museo Archeologico delle Marche
  • Pendente punico, pasta vitrea, IV-II sec. a.C., Chieti, Museo La Civitella
  • navicella nuragica, a protome dicerva, X-VIII sec. a. C., Cagliari, Museo Archeologico Nazionale
  • Conchiglie e perle di vetro (VI-V sec. a.C.), da Dietersbergschacht
  • La locandina della mostra di Trento

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