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148 sculture e 50 Bachi da setola

Pascali davanti a «Le penne di Esopo» alla Biennale di Venezia del 1968

Dal 1991 si è registrato un progressivo rilancio su scala internazionale della scultura di Pino Pascali, iniziato con le retrospettive del Musée de la Ville di Parigi e del Kröller-Müller di Otterlo, fino all’acquisto, nel 2008, del «Ponte»  (1968) da parte del MoMA di New York. Nel decennio successivo si è invece risvegliato il mercato, con punte eccezionali nelle aste e l’interessamento di mercanti come Larry Gagosian. In questo periodo di celebrazioni dell’Arte povera, un movimento alla cui nascita Pascali giocò con anticipo un ruolo decisivo, in seguito spesso dimenticato, esce il catalogo ragionato della sua scultura, alla quale si dedicò tra il 1964 e il 1968 (anno della prematura scomparsa), curato da Marco Tonelli, con l’apporto scientifico dei compagni strada e dell’amico editore di Pascali, rispettivamente Fabio Sargentini, Vittorio Brandi Rubiu e Stefano De Luca (Pascali. Catalogo generale delle sculture 1964-1968, 176 pp., 252 ill. col. e b/n, De Luca, Roma 2011, e 120,00). In realtà esisteva già una sorta di catalogo ragionato dell’intera opera di Pascali, redatto da Anna D’Elia per Laterza nel 1983 e oggi ripubblicato con ampliamenti da Electa, ma Tonelli, Sargentini e Rubiu hanno sentito la necessità di puntare sulla poderosa e autentica statura di scultore, che si relazionò con consapevolezza alle coeve vicende internazionali, segnate dal passaggio dalla Pop art ai movimenti concettuali. Non è un caso, forse, che le prime sculture di Pascali nascano nello stesso anno, il 1964, del trionfo della Pop art alla Biennale di Venezia. Tonelli ha schedato 148 sculture, un centinaio delle quali riguardano le rovine antiche, i frammenti di corpi femminili, le Armi, gli animali bianchi e le loro decapitazioni, gli Elementi della Natura. Ha invece riservato una sezione a parte ai cinquanta Bachi da setola (1967-68) per affrontare le problematiche connesse a quel ciclo, spesso con una documentazione insufficiente e di cui l’artista espose pochi esemplari solo in due personali. Rimarchevole l’accuratezza dell’apparato iconografico sia delle opere schedate, sia delle foto che ritraggono Pascali interagire con le sue creazioni.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 310, giugno 2011


  • La copertina del catalogo generale delle sculture di Pino Pascali

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