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La Cappella di Matisse in Vaticano

Allestita dal 22 giugno la sala dei Musei Vaticani dedicata alla Chapelle du Rosaire di Vence, con i progetti preparatori delle vetrate del 1951

«L’Arbre de Vie», bozzetto per la vetrata dell’abside della Chapelle du Rosaire a Vence, 1949. © Musei Vaticani

Città del Vaticano. Il 22 giugno nei Musei Vaticani s’inaugura la Sala Matisse, in cui verranno esposti i cartoni preparatori della Chapelle du Rosaire di Vence. Il cinquantenario dell’inaugurazione della cappella, nel 1951, viene quest’anno celebrato con l’apertura di una nuova sala (cfr. n. 299, giu. ’10, p. 22), curata da Micol Forti con il sostegno del direttore Antonio Paolucci.
La Cappella di Matisse è un esempio più che mai attuale nel dibattito sulla difficoltà di conciliare l’arte contemporanea con il sacro. In questo suo ultimo lavoro, il maestro francese (1869-1954) appare all’avanguardia, sia per la povertà dei mezzi usati, sia per la straordinaria sintesi realizzativa.
L’idea geniale di questa piccola chiesa, omaggio riconoscente del vecchio artista a una suora, sua ex infermiera, si basa sul gioco della luce esterna che attraversa le vetrate policrome. La parete di fondo, in piastrelle quadrate di ceramica bianca, crea un effetto di pagina di taccuino su cui il tratto nero raffigurante la Madonna col Bambino sembra un rapido schizzo. Nelle ore in cui il sole batte contro i gialli, i blu e i verdi delle tre vetrate, la parete bianca viene come dipinta all’acquarello da velature che si avvalgono di uno studiatissimo effetto nato dalla sovrapposizione luce-colore. Per ottenere questo risultato sofisticato Matisse, che all’epoca aveva difficoltà sia reumatiche sia alla vista, usò una tecnica semplificata nota come «papier découpé», carte ritagliate.
I progetti preparatori in scala 1:1, sia della ceramica sia delle vetrate, verranno esposti nella loro globalità. Completano questo gruppo una fusione in bronzo del «Crucifix» per l’altare, donato dalle suore di Vence nel 1973, in occasione della creazione della Collezione di Arte contemporanea voluta da Paolo VI, e cinque casule colorate.
Ci sono voluti lunghi anni di analisi scientifiche, tecniche e architettoniche perché l’esposizione dei monumentali cartoni potesse aver luogo nella sala «marescalcia», collocata nel cuore della sezione dedicata al Novecento.

© Riproduzione riservata

Sandro Barbagallo, da Il Giornale dell'Arte numero 310, giugno 2011


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