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Giorgione Gasparini, figlio di Giovanni

Venezia. È nota la scarsezza di documentazione sulla vita di Giorgione. Finora non si conosceva neppure il suo cognome. Ma un’importante scoperta recente ha aperto un piccolo spiraglio nella sua vita privata. Grazie al ricco patrimonio di fondi documentari dell’Archivio di Stato di Venezia, e all’acume della storica Renata Segre, è venuto alla luce un prezioso documento che identifica la sua famiglia e descrive le sue proprietà al momento della morte. Si tratta di un inventario, stilato su mandato di un giudice della magistratura veneziana (Giudice del proprio), il 14 marzo 1511, e modificato cinque mesi più tardi, il 13 ottobre. Riferendosi a Giorgione con il genitivo latino come «Giorgii pictoris», cita anche il padre con il nome di Giovanni Gasparini. La vedova di Giovanni è identificata come Alessandra (fu il suo disendente ed erede, Francesco Fisoli, a richiedere l’inventario dei beni), anche se non viene mai indicata come madre di Giorgione. La questione resta così irrisolta. Rimane in ogni caso la scoperta che il nome completo dell’artista di Castelfranco Veneto (1478, morto a Venezia nel 1510) era Giorgio Gasparini. Sebbene rimanga sconosciuta la data esatta della sua morte, nell’autunno del 1510, il documento informa sul luogo del decesso: il Lazzaretto nuovo, la storica isola della Laguna in cui venivano fatte sostare in quarantena mercanzie e persone prima di arrivare a Venezia. Così come per le proprietà di Giorgione, nonostante le rigide norme a protezione delle residenze di coloro condotti al Lazzaretto, il contenuto della sua abitazione appare misero anche per un uomo di cui è nota la vita modesta. Sebbene non si tratti di un inventario notarile, che avrebbe fornito informazioni stanza per stanza, il documento elenca i beni mobili (letti, panche, un tavolo, i servizi da cucina) e i capi di abbigliamento, tra cui un vestito da donna di seta. Tra le correzioni dell’ottobre 1511, compare l’aggiunta di un abito rosso bordato di pelliccia di volpe. L’intero lotto venne stimato soltanto 89 ducati, una somma trascurabile per un artista tanto richiesto e ambito. L’assenza di riferimenti a qualsiasi strumento del mestiere, così come di opere d’arte, suggerisce la possibilità dell’esistenza di uno studio separato dall’abitazione. Queste sono soltanto alcune delle scoperte che il documento appena individuato rende per ora possibili. Nello studio che Renata Segre sta per pubblicare sul «Burlington Magazine», indagherà ulteriori dettagli per sollevare, anche soltanto un poco, il velo che ricopre la vita di Giorgione.

Ted Rabb, da Il Giornale dell'Arte numero 310, giugno 2011


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