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Tracey non solo trash

Alla Hayward Gallery anche le opere meno note della Emin

«Self Portrait (Sometimes there is no tomorrow)» (2007) di Tracey Emin. © dell’artista, Cortesia White Cube

Londra. Tracey Emin gode dello status di star, ma gli organizzatori della mostra «Tracey Emin: Love is What You Want», alla Hayward Gallery dal 18 maggio al 29 agosto, la prima importante introspezione sull’artista a Londra, pensano che ai risultati artistici di questa enfant terrible, divenuta tesoro nazionale (è stata nominata Accademica Reale e ha rappresentato l’Inghilterra alla Biennale di Venezia del 2007), non sia stata data sufficiente attenzione. «Sono sempre più convinto che la gente abbia un’idea molto limitata di Tracey», dice Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery e cocuratore della mostra. «Forse questo è in parte dovuto al modo in cui i media si sono finora focalizzati su “The Tent” e “The Bed”». Entrambe le opere non sono esposte all’Hayward: «The Tent» andò in fumo durante l’incendio al magazzino di Momart del 2003, e la Emin sembra avere delle riserve circa «My Bed» (1998), che appartiene a Charles Saatchi. «Tracey è molto felice che non sia esposto», dice Rugoff. La mostra, che spazia dalle opere giovanili poco note, che datano da quando la sedicente «Folle Tracey da Margate» si lanciò sulla scena artistica britannica agli inizi degli anni Novanta, fino ai dipinti e alle sculture in legno realizzati espressamente per l’occasione, mette in luce la versatilità della sua opera, come pure ciò che Rugoff descrive come la sua «scortesia» e la sua «durezza». «Tracey ha lavorato con il video, la fotografia, e realizzato piccoli memorabilia, lavori in tessuto, sculture, installazioni e grandi neon», aggiunge Rugoff. L’enfasi sulla dimensione personale è ulteriormente sottolineata dal fatto che, per la prima volta, durante il primo mese di mostra i visitatori possono comunicare direttamente con l’artista attraverso un sistema di messaggistica interattiva.
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Louisa Buck, da Il Giornale dell'Arte numero 309, maggio 2011


  • Un'opera di Tracey Emin in mostra alla Hayward Gallery

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