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Polo Museale Veneziano

Vittorio furioso

Giovanna Damiani è il nuovo soprintendente: dopo la bocciatura della Corte dei Conti, Galan non nomina Sgarbi, che ora rivendica il posto con una serie di argomentazioni

Venezia. Giovanna Damiani è la nuova soprintendente al Polo Museale Veneziano. L’ha nominata il 22 aprile il ministro Giancarlo Galan. La vera notizia è però l’esclusione dal concorso di Vittorio Sgarbi, sicuro di una conferma a soprintendente ai beni artistici di Venezia, già fermamente voluta dall’ex ministro Sandro Bondi ma per tre volte bocciata dalla Corte dei Conti perché giudicata illegittima. La vicenda è iniziata con il concorso del maggio 2010 al quale Sgarbi aveva partecipato con una candidatura presentata fuori tempo massimo. Bondi lo aveva ugualmente scelto usando il «comma 6» del decreto legislativo n. 165 del 2001, una norma che consente ai ministri nomine a dirigente  per «chiara fama» evitando le procedure del concorso. Dopo la prima bocciatura della Corte, Bondi aveva insistito e quindi, per quasi un anno, Sgarbi è stato un soprintendente a singhiozzo, rinominato e sempre fermato dalla Corte. Un braccio di ferro che ha lasciato Venezia senza una Soprintendenza stabile, affidata per mesi a reggenze provvisorie. L’ultima (iniziata il 10 febbraio 2011, dopo l’ultimo stop a Sgarbi della Corte) era toccata proprio a Giovanna Damiani, soprintendente di Parma e Piacenza, ora vincitrice del concorso e ufficialmente insediata al Polo veneziano. Eppure l’intricato, controverso, clamoroso «caso Sgarbi» non è chiuso.
Per procedere a questa nomina tanto delicata, il ministro Galan ha tenuto fede a un annunciato percorso «legalitario», ha seguito le linee indicate dalla Corte di Conti (cfr. l’intervista a Galan n. 308, apr. ’11, p. 1) e ha rispettato procedure e decisioni della burocrazia interna del Ministero, in particolare del direttore generale competente, Antonia Pasqua Recchia. Così è arrivata l’esclusione di Sgarbi che, secondo il Ministero, non aveva i titoli necessari: non è neppure dirigente, ma semplice funzionario del Mibac, una delle ragioni di fondo delle bocciature della Corte. Galan ha anticipato quella dura decisione all’escluso con una lettera del 20 aprile, due giorni prima della nomina a soprintendente di Giovanna Damiani. Nella lettera Galan spiega a Sgarbi che, come ministro, considera una necessità «attenersi scrupolosamente al rispetto di quelle regole capaci di valorizzare i ruoli, i meriti e le professionalità che costituiscono da sempre la struttura portante del Ministero». In pratica, gli comunica che non intendeva ricorrere a una nomina fuori dalle regole (valendosi del noto «comma 6» avrebbe potuto sceglierlo per «chiara fama») e questo, scrive ancora Galan a Sgarbi, «per evitare ulteriori ritardi e contenziosi che in questo momento, francamente, non gioverebbero a nessuno». Non voleva ripercorrere la strada di Bondi, che avrebbe certamente portato a un nuovo ricorso alla Corte dei Conti, del resto già annunciato da Gianfranco Cerasoli, il responsabile Uil Beni culturali che aveva promosso con successo i precedenti giudizi presso la Corte. I magistrati contabili erano stati chiari: nella loro sentenza dell’8 marzo 2011 hanno scritto che Sgarbi è «soggetto estraneo ai ruoli dirigenziali del Dicastero».
Nel recente concorso per il Polo Veneziano Sgarbi si misurava con altri quattro candidati interni al Mibac, tutti dirigenti-soprintendenti: Stefano Casciu, Fabrizio Vona, Mario Scalini e Giovanna Damiani. Anche per questi motivi Galan, che riconosce a Sgarbi meriti e valore, ha affermato che la sua nomina era semplicemente impossibile. La reazione di Sgarbi è stata immediata: un turbine di accuse, di precisazioni, di azioni giudiziarie. «Galan è circondato da funzionari traditori che lo ingannano, ha dichiarato, e poi: L’eccesso di burocrazia porta a un logoramento nel pensiero con gravi danni alle istituzioni per le quali si presta servizio».
Rivendica il suo diritto alla Soprintendenza veneziana con una serie di argomentazioni. Per prima cosa afferma di essere in regola con i titoli, di non essere cioè semplice funzionario ma dirigente, anzi equiparato a dirigente generale del Ministero. Un grado che gli spetta come alto commissario della Regione Sicilia per l’area archeologica di Piazza Armerina. Non è così, gli ha risposto Antonia Pasqua Recchia, perché il suo ruolo di alto commissario è «un incarico a termine e perché il professor Sgarbi non è nei ruoli dirigenziali della Regione Sicilia». Secondo Sgarbi questo giudizio è errato e richiede una verifica. Intende ricorrere al Tribunale del lavoro di Roma per quella che definisce una «illegittima esclusione» dal concorso e il suo legale ha dichiarato che impugnerà anche l’atto di incarico al nuovo soprintendente «con richiesta di accertamento del diritto soggettivo di Sgarbi a essere dichiarato vincitore del concorso». Prepara anche una denuncia contro Antonia Pa­squa Recchia per «turbativa di gara», «avendo diffuso notizie false e avendo male indirizzato il suo ministro con tradimento della sua funzione». Si è rivolto perfino alla Cgil «perché mi tuteli. Quel posto mi spetta di diritto». Sgarbi rimprovera anche a Galan il mancato ricorso al famoso «comma 6», che consente al ministro nomine di­screzionali per «chiara fama». Eppure, ricorda, quel comma è stato applicato in precedenza senza problemi. Cita i casi di Mario Resca (assunto al Ministero da Bondi con compiti manageriali come direttore generale alla Valorizzazione, ruolo appositamente istituito) e quelli di due personaggi di prestigio: Vittoria Garibaldi, non ammessa agli orali del concorso nel 2006 ma subito nominata con decreto direttore regionale in Campania (con un contratto «esterno»), e di Rossella Vodret, anche lei non ammessa agli orali nello stesso concorso e nominata soprintendente Psae «ad interim» per la Puglia, oggi al Polo Museale di Roma. In questi casi, la Corte dei Conti ha registrato le nomine. Insomma, sostiene Sgarbi, Galan avrebbe potuto confermarlo alla Soprintendenza veneziana.
Intanto le dimissioni di Sgarbi da curatore del Padiglione Italia della Biennale, annunciate subito dopo la mancata nomina a soprintendente, sono sospese. Secondo Sgarbi i due incarichi, alla Soprintendenza e alla Biennale, facevano parte di un «progetto unitario» ed erano dunque strettamente collegati. Lamenta comunque di non avere a disposizione tutti gli spazi e i finanziamenti necessari al suo grande, innovativo progetto per la Biennale. Il presidente Paolo Baratta gli ha rinnovato la sua piena fiducia. Il ministro Galan gli chiede di ritirare le dimissioni, la neosoprintendente Damiani lo rassicura: «Da parte mia la massima collaborazione con Sgarbi». Quanto agli spazi per il progetto, afferma che non mancano. I lavori sono ancora in corso alla Ca’ d’Oro e alle Gallerie dell’Accademia, ma restano a disposizione spazi alternativi. A un mese dalla Biennale il megaprogetto, con esposizioni e padiglione Italia, è ancora incompleto. Il lavoro di Sgarbi è adesso davvero necessario: le sue dimissioni restano, per ora, soltanto «congelate».

© Riproduzione riservata

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 309, maggio 2011


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