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Il tallone di Achille

Ma non ci indigniamo più?

L’indignazione è un sentimento che non appartiene al popolo italiano per tradizione, storia e cultura. Tranne alcune eccezioni: Dante, Leopardi, Pasolini. Per retroterra catto-riformista, il Bel Paese ha sempre praticato un relativismo morale che riconosce e perdona ogni tentazione della vita terrena. Tanto esiste la confessione e, post mortem, il purgatorio. Niente può scalfire tale indifferenza. Anche nella nostra storia dell’arte è possibile constatare tale atteggiamento, anche qui prevale un dimenticare a memoria le nefandezze del presente che non si vuole trasformare in risentimento linguistico. Infatti l’Espressionismo è nato altrove, nei freddi climi del Nord Europa. L’arte italiana non si indigna, magari si degna di elaborare belle forme destinate a un futuro migliore. Eppure Leon Battista Alberti aveva detto che essa è una forma di difesa. Insomma da noi non circola la vergogna. La carne è debole. E il «Giudizio Universale» di Michelangelo sembra l’opera di un artista protestante in Vaticano. Non lontano dalla chiesa di Sant’Apollinare dove è seppellito Renatino De Pedis, capo della banda della Magliana.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Achille Bonito Oliva, da Il Giornale dell'Arte numero 309, maggio 2011



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