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Antiquari

Maastricht, la «crème de la crème» di casa nostra

Un raro vaso Ginori presentato da Longari al Tefaf 2011 di Maastricht

Non è sempre facile per i mercanti italiani presentarsi sul palcoscenico di Maastricht con proposte all’altezza delle aspettative. I nostri operatori lottano ormai da sempre contro due nemici implacabili: una burocrazia certo non amichevole, e una legislazione che sembra fatta per punire piuttosto che incoraggiare le migliori ambizioni. Detto questo, evidentemente gli sforzi fatti riescono ad avere la meglio sulle difficoltà, e quest’anno la pattuglia degli italiani è riuscita a offrire un’ampia scelta di oggetti di qualità, spesso ben presentati e sempre ben studiati, con qualche punta di assoluta eccellenza. Longari ha confermato amore e conoscenza per l’alta epoca con una serie di oggetti di notevole interesse e di gusto internazionale, tra cui un raro vaso di Doccia che chi scrive ha avuto in passato occasione di studiare e che costituisce un documento importante dell’attività della manifattura negli anni della vita del fondatore Carlo Ginori. Alta epoca, e di qualità, anche da Moretti che in catalogo ha presentato un altarolo del bolognese Simone di Filippo Benvenuti (Simone dei Crocefissi), interessante incremento al catalogo di questo artista del XV secolo. Altomani ha esposto, insieme a un’importante serie di dipinti e sculture (tra cui due begli avori di Willem Kerrickx, presentati in catalogo), un imponente cassone a decoro araldico, mentre Cesati aveva nello stand una Madonna con bambino attribuita al Maestro dei Bambini irrequieti, un’opera studiata da Avery e Gentilini. Alta più di 70 cm, e databile al primo quarto del XVI secolo, questa terracotta rientra in un gruppo di lavori ben conosciuti e caratterizzati da una forte impronta realistica. Ancora per la scultura si segnalava il tondo del bolognese Mazza con la Madonna, il Bambino e san Giovannino: una terracotta a patina scura esposta da Piva, oggetto di grande qualità e di bell’impatto decorativo. Tra i dipinti molto elegante è il ritratto di Thomas Thornhill, presentato da Robilant + Voena: opera di Pompeo Batoni (e come tale pubblicato nella monografia del pittore di Anthony M. Clark del 1985), questa tela è esemplare della produzione artistica legata al Grand Tour. Rimanendo in quest’ambito, va ricordato il capriccio architettonico di Alessandro Salucci di Lampronti, che suggerisce in catalogo una provenienza Barberini per l’opera. Lodi esponeva un’affascinante natura morta di Christian Berentz, di una qualità degna dei migliori lavori del pittore. Quanto alle arti applicate, che a Maastricht continuano a rivestire un ruolo tutt’altro che secondario, una prima segnalazione va a Caviglia di Lugano (da considerare del tutto italiano, anzi punto di contatto tra le realtà mercantili italiane ed europee): e se in catalogo la galleria ha illustrato un pezzo di Doccia araldico (appartenente al servizio per la contessa di Palm (1742 ca), certo va ricordata l’importante serie di maioliche, tra cui alcuni esemplari rari e interessanti di Deruta. Da segnalare, per il Novecento, il decorativo pannello in vetro colorato e dorato di Poli realizzato per Seguso intorno al 1950: in mostra da Rita Fancsaly, questa grande composizione in cornice costituisce un esempio dell’aggiornato gusto artistico dei maestri vetrai muranesi in anni tanto fecondi per l’arte vetraria italiana. I due di Castro, Alessandra e Alberto, hanno realizzato insieme uno spazio di grande impatto: si ricorda una serie di quattro applique in bronzo dorato, attribuite a Valadier e vicine ai modi di Piranesi ornamentista, bronzi di gran qualità, accompagnati da uno studio assai accurato.

Luca Melegati, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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