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Restauro

Vignola

La Rocca di Uguccione dei Contrari

Recuperati il loggiato e le sale della Meridiana di una delle più interessanti architetture difensive medievali

La Rocca di Vignola. © Giorgio Giliberti

Vignola (Mo). Il 9 aprile è in programma la presentazione del restauro del loggiato e delle sale della Meridiana della Rocca, oggi di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola che ha finanziato gli interventi diretti da Vincenzo Vandelli (Progettisti associati di Sassuolo) e Daniele Mandrioli (Kyklos di Spilamberto).
L’edificio dalla compatta struttura quadrangolare, interessante esempio di architettura difensiva medievale, viene citato per la prima volta nel 936 come appartenente al vescovado di Modena: nel 1401 il duca di Ferrara Niccolò III d’Este infeudò il territorio a Uguccione dei Contrari (fino al 1575) che via via completò la struttura. Le decorazioni più interessanti, risalenti al tardo gotico, sono gli affreschi di mano anonima ferrarese della cappella al primo piano restaurata alcuni anni fa. I lavori al loggiato antistante la Rocca e agli spazi della Meridiana si sono invece svolti nell’autunno e inverno scorsi e hanno comportato il restauro conservativo delle decorazioni quattrocentesche presenti sulla facciata degli edifici su cui è addossato il portico. Durante l’intervento sono emersi sui muri dell’ingresso una fascia con motivi a girali e lo stendardo da torneo con stemma dei Contrari. L’attività ha avuto inizio con la rimozione delle malte cementizie, incoerenti rispetto alle intonacature antiche, ed è proseguita con il risarcimento dell’adesione al muro del palinsesto di mestiche originarie presenti sulla parete. L’ultima fase ha comportato la rimessa in vista dei resti della decorazione quattrocentesca parzialmente occultata da scialbature di calce. «Il restauro, spiegano gli architetti Mandrioli e Vandelli, ha impiegato tecniche non invasive e rispettose dei manufatti e decori originali come le malte idrauliche. Gli interventi di conservazione e recupero delle decorazioni si sono svolti nel rispetto critico del testo figurativo originario procedendo per abbassamenti di tono nelle cadute di colore».
Il cantiere ha anche avuto una funzione didattica avendovi partecipato otto studenti dell’Università Carlo Bo di Urbino sotto la supervisione di Bruno Zanardi, professore associato di teoria e tecnica del restauro.
I lavori, costati 700mila euro, hanno restituito elementi conoscitivi importanti coerenti con i documenti del XV secolo ancora esistenti, in particolare per quanto riguarda la definizione delle stratificazioni degli intonaci fino all’Ottocento. «È emersa la concreta possibilità che un’antica finestra tamponata potesse appartenere alla chiesa castellana dei santi Nazario e Celso, ubicata sotto l’attuale loggiato prima di assumere il titolo parrocchiale e di essere trasferita, intorno al 1415-16, fuori le mura medievali, nella posizione odierna».
© Riproduzione riservata

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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