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Restauro

Le Storie di Ester a Palazzo Grimani

Prima di essere ricollocate nel raro soffitto ligneo di San Sebastiano, le restaurate tele di Veronese si possono ammirare a distanza ravvicinata

Una delle tre tele con le storie di Ester dipinte da Veronese per il soffitto della chiesa di San Sebastiano. © Matteo De Fina, 2010

Venezia. A partire dal 20 aprile e per tre mesi saranno esposte in Palazzo Grimani le tre tele con le storie di Ester, dipinte da Paolo Veronese per il soffitto della chiesa di San Sebastiano. È un’occasione unica per ammirare a distanza ravvicinata questi dipinti del 1556 che, per l’audacia della composizione e gli stupefacenti esiti cromatici, rappresentano il vertice creativo della fase giovanile dell’artista. È questa l’opinione concorde della critica e dello stesso Giulio Manieri Elia che ne ha curato per la Soprintendenza il restauro comprensivo di rimozione delle ridipinture e rifoderatura.
All’interno della chiesa, a partire dall’8 aprile saranno esposte, ad altezza d’uomo, altre tele dell’apparato decorativo del soffitto, come i quattro tondi con le virtù. Ciò è reso possibile dalla conclusione del restauro del prezioso soffitto a cassettoni, anch’esso del Veronese, avviato nel 2009 e finanziato dal Comitato Privato Save Venice. La direttrice Melissa Conn ha dichiarato che sono stati spesi 500mila euro e che altrettanti saranno necessari per il completamento del restauro della chiesa, ipotizzabile per il 2012-13.
Del soffitto, secondo il parere di Amalia Donatella Basso che ha seguito i restauri per conto della Soprintendenza, due sono gli aspetti prodigiosi: la velocità di esecuzione, 10 mesi a partire dal primo gennaio del 1555, e la raffinata esecuzione dei dettagli anche nelle parti meno visibili che ne fa un’opera straordinaria, impreziosita dalla foglia d’oro. La pulitura ha richiesto due anni, riservando molte sorprese, quali la scoperta di parti pittoriche, come con i simboli della Passione rimaste inediti anche dopo il restauro di Leonetto Tintori, nel 1960.
Un discorso a parte merita il cielo del soffitto, il più pesantemente alterato dagli inopinati interventi dell’Ottocento e per di più penalizzato dall’essere stato realizzato con lo «smaltino», ovvero vetri blu tritati che nel tempo si degradano molto. A fine estate le tele torneranno nel soffitto e partirà il restauro degli affreschi con il martirio di san Sebastiano, santo patrono dei Gerolamini che tra il 1505 e il 1548 ricostruirono l’edificio su uno preesistente del XIV secolo.
Successivamente è previsto il recupero del pavimento e della facciata.
© Riproduzione riservata

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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