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Libri

Il writer candidato all’Oscar

La dura lotta dell’idolo Banksy

Prodotto del marketing anglosassone, mantiene l’anonimato come elemento essenziale della guerrilla art

La copertina del volume «Banksy il terrorista dell'arte»

Considerato il writer più famoso di tutti i tempi, Banksy ha creato la sua fama grazie a opere acutamente provocatorie e all’alone di mistero (la sua identità infatti è tutt’ora sconosciuta) con cui ha avvolto la sua vita. I suoi lavori, che dai muri delle periferie delle città inglesi sono arrivati in musei e gallerie, hanno però, a ben guardare, oltre a qualità estetiche e ai contenuti di denuncia puntuali o ironici, una caratteristica fondante. Hanno l’imprinting della protesta dura e corrosiva, caratteristica di quella classe sociale, tipicamente britannica, a metà strada tra i colletti bianchi e la classe operaia, delle industrie manifatturiere o portuali, di città come Bristol, dove l’artista ha vissuto. Il messaggio rabbioso e graffiante, il segno secco e preciso è ben differente da quello massmediale pop e melting-pot di Keith Haring e Basquiat. È una propaganda militante contro il capitalismo e la guerra, che ha ancora il sentore del carbone delle fabbriche luride delle periferie, shakerato nella cultura ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Massimo Melotti, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


  • Nel 2005 Banksy ha affisso di nascosto questo scarafaggio con missili sotto le ali in una sala dell’American Museum of Natural History di New York

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