Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Musei

Torino

Tutto nuovo, perché il Risorgimento può essere divertente

Riapre l’unico Museo nazionale del Risorgimento in Italia, completamente riallestito da Richard Peduzzi su basi scientifiche innovative: così l’Italia guarda all’Europa

Le grandi tele dedicate all’«Epica del Risorgimento». © Massimo Listri

Torino. «Ora è un museo divertente. Quando sono arrivato nel 2006 era uno spazio bello ma polveroso»: così lo scenografo e architetto Richard Peduzzi, già direttore dell’Accademia di Francia a Roma (oltre che, di recente, autore di elogiate scene per la Scala di Milano) si compiace del lavoro svolto per il riallestimento del Museo del Risorgimento. Chiuso dal 2006, dopo le Olimpiadi, il Museo è stato inaugurato il 18 maggio dal presidente Napolitano nel corso della sua «due giorni» torinese che lo ha portato da Palazzo Madama al Museo dell’Automobile, dalla Gam al nuovo MuseoTorino, dalle Ogr a Venaria.
Il Museo del Risorgimento, istituito nel 1878 come «Ricordo Nazionale di Vittorio Emanuele II» (morto proprio in quell’anno) e unico «nazionale» in Italia (per regio decreto dell’8 dicembre 1901, n. 360), è giunto al suo quarto allestimento. Aperto al pubblico nel 1908 nella Mole Antonelliana, trasferito nel 1938 al piano nobile di Palazzo Carignano (dove tuttora risiede), completamente riallestito in occasione del centenario dell’Unità del 1961, il museo si presenta ora completamente rivisto, come chiarisce il presidente Umberto Levra, «in tre aspetti fondamentali: gli spazi, i contenuti e la comunicazione». Grazie a «16.186.236,38 euro ripartiti tra pubblico (Mibac e Regione Piemonte) e numerosi privati» (in particolare la Compagnia di San Paolo), il museo si estende ora su 3.500 metri quadrati per l’esposizione, mille di depositi (prima non esistenti) e 300 di servizi (tra cui aule didattiche e la nuova sala cinema), distribuiti al piano nobile di Palazzo Carignano, sia nella parte secentesca, progettata da Guarini e affrescata dal Legnanino, sia in quella realizzata come nuova sede del Parlamento nazionale, ma conclusa soltanto nel 1871 quando la capitale nazionale era ormai Roma. Rispetto alle fasi precedenti, ora il nuovo ordinamento, sulla base di un’impostazione comparata unica in Italia e all’avanguardia in Europa, associa «equilibrio, rigore interpretativo e tradizione», sottolinea Levra, ordinario di Storia del Risorgimento all’Università cittadina. «Alla vicenda di Torino e del Piemonte si sono aggiunti i movimenti di nazionalità europei, grazie a un rimando reciproco continuo consentito da maxischermi disposti lungo il percorso che proiettano filmati appositamente prodotti con materiale proveniente da musei internazionali». Il percorso, che espone 2.579 pezzi (il 60% appositamente restaurato) sui 53.011 posseduti, si snoda lungo trenta sale, ciascuna caratterizzata da un diverso colore (individuato in base a codici cromatici riferiti ai temi trattati), che illustrano la lunga vicenda dalle rivoluzioni del Settecento fino a «L’epica del Risorgimento», con le colossali tele scenograficamente allestite nel salone che avrebbe dovuto ospitare la nuova Camera del Regno d’Italia. A metà del percorso, un nuovo accesso consente la visione dell’aula della camera dei deputati subalpina, l’unica tuttora integra in Europa tra i parlamenti nati dopo le rivoluzioni del 1848 (l’anno, per il Regno sardo, dell’emanazione dello Statuto Albertino).

© Riproduzione riservata

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


Ricerca


Visita il nuovo sito Il Giornale delle Mostre
Il Giornale delle Mostre online

GDA febbraio 2019

Vernissage febbraio 2019

Vedere a ...
Vedere a Bologna 2019

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012