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Andrea Emiliani

«La mia vita e il mio piacere sono stati nella Soprintendenza, nei musei e nelle mostre, assai più divertenti del far lezione, ma non sopporto il rotolìo scomposto e rumoroso dell’eccesso di mostre senza qualità»

Nel 1985 in una riunione dell’Accademia Clementina (è il primo a sinistra)

Il 7 marzo Andrea Emiliani ha compiuto 80 anni: una vita in cui pubblico e privato si sono compenetrati nella tessitura di studi, relazioni e progetti per l’arte. Abbiamo ripercorso con lui le tappe fondamentali della sua vita e l’irripetibile stagione del Rinascimento bolognese post guerra.
Le scelte della sua vita, Urbino o Bologna, Soprintendenza, Pinacoteca o Università, sono state segnate dal dilemma o dal caso?
Spesso mi domando come mai la mia vita di storico dell’arte non si sia svolta a Urbino. La mia educazione all’arte è stata urbinate: vivevo di fronte a Palazzo Ducale e dalle mie finestre guardavo la Sala delle Veglie e «vedevo» Elisabetta Gonzaga ed Emilia Pio di Montevecchio discorrere col Castiglione. Urbino era allora luogo mirabile dall’atmosfera intrisa d’arte, ora città dall’aria afflitta di chi è abbandonata dai suoi. Venni a Bologna nel 1950 all’Alma Mater cercando Roberto Longhi che s’era appena trasferito a Firenze. Incontrai invece Francesco Arcangeli, suo assistente volontario da 15 anni che poi, per sopravvivere, andò a insegnare al Liceo Galvani tornando all’Università come docente solo nel 1968.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011

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  • Nel 1995 ancora in una foto di Marco Baldassari
  • Nel 1990 con Francis Haskell
  • Nel 1989 con Alberto Burri
  • Nel 1975 con Guido Fanti
  • Il bambino Andrea Emiliani
  • Nel 1993 con Giorgio Napolitano
  • Nel 1986 in una foto di Marco Baldassari
  • Nel 1981 con Paolo Monti (la foto è di Marco Baldassari)
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