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Opinioni & Documenti

L’Avvocato dell’Arte

Legge, stampe e matrici

Il diritto di riproduzione è svincolato dal diritto di proprietà

Giovanni Battista Piranesi, «Antichità romane», 1756, secondo frontespizio, acquaforte, Fondazione Antonio Mazzotta, Milano

In una monumentale monografia in quattro volumi, pubblicata nel 2010 a cura della Scuola Normale Superiore di Pisa, Evelina Borea illustra come l’incisione sia stata il primo strumento mediatico elaborato per diffondere la conoscenza delle opere d’arte figurativa in Europa (Evelina Borea, Lo specchio dell’arte italiana. Stampe in cinque secoli, , vol. I, Testo, pp. XXX-858 e 16 tavv. a colori; voll. II-IV, Atlante, 1564 ill. b/n, Edizioni della Normale, Pisa 2009, € 280,00 Ndr). I multipli che ne venivano ricavati si diffondevano facilmente e illustravano i risultati più significativi raggiunti in Europa da pittura, scultura e disegno. Parallelamente a questa funzione mediatica, la tecnica incisoria ha rapidamente assunto anche la funzione di strumento per un nuovo linguaggio nella materia della figurazione: nessuno può dubitare che le xilografie di Dürer o le incisioni all’acquaforte di Callot, Rembrandt e Goya assumano un’autonoma espressività, a volte altissima.
Quel che gli artisti dicono attraverso l’incisione non può esser detto in forme diverse. Nel XX secolo, gli espressionisti sottolineano anzi che le loro litografie non sono uno strumento di moltiplicazione ma uno strumento autonomo di espressione. E vi sono artisti che, nell’acquaforte, hanno raggiunto un risultato unico nella loro produzione come Piranesi e, nel nostro secolo, Luigi Bartolini, mediocre invece come pittore. Proprio per questo fiorisce il collezionismo di stampe d’arte.
Voglio ora affrontare due importanti problematiche giuridiche che si pongono nel campo della riproduzione dei multipli.
La prima: l’autore di una lastra o di una tavola incisa o disegnata a pastello può cedere la matrice, con questo trasferendo al cessionario, salvo patto contrario, il diritto alla sua riproduzione (art. 109/2 L.A.).
Peraltro, come è noto, le stampe d’arte, soprattutto quelle in rilievo, non hanno una possibilità di riproduzione illimitata: infatti, quando ne siano stati «tirati» un numero di esemplari, che varia a seconda della profondità del segno, le lastre tendono ad appiattirsi e le riproduzioni che ne vengono successivamente tratte perdono assolutamente di qualità o diventano addirittura impossibili. Questo è avvenuto con le grandi incisioni di Piranesi, delle quali sono state stampate un numero così elevato di copie che l’appiattimento delle matrici ha imposto alla Calcografia Nazionale di porre fine a ulteriori edizioni.
Tuttavia, esiste uno strumento idoneo alla moltiplicazione della possibilità di stampa: la «galvanizzazione» delle lastre, che si risolve nell’uccidere le matrici ma nel potenziarne l’attitudine alla riproduzione.
Ci si chiede: l’artista, cedendo la matrice, cede il diritto di sfruttamento anche al di là delle sue capacità naturali (quindi, comprendendo in esso anche la «galvanizzazione») o, viceversa, nell’ambito di tali capacità naturali, con la conseguenza che la riproduzione potrà essere utilizzata sino al limite dell’appiattimento delle lastre? Io propenderei per questa seconda soluzione, sembrandomi illogico che la cessione consenta uno sfruttamento della matrice ceduta oltre le sue capacità naturali e quindi abnorme.
Ulteriore problema: l’art. 109/2 L.A. recita testualmente «la cessione di uno stampo … comprende, salvo patto contrario, la facoltà di riprodurre l’opera stessa, sempre che tale facoltà spetti al cedente». Nel nostro ordinamento giuridico vi è un principio che si esprime nella formula «possesso vale titolo» (art. 1153 c.c.): chi acquisti una cosa mobile in buona fede, ossia, ignorando di ledere l’altrui diritto, dal soggetto che la possiede e apparentemente ne risulti proprietario, ne diviene a sua volta proprietario a titolo originario. Può pertanto verificarsi che la lastra sia nella legittima proprietà di un soggetto, che l’ha acquistata in buona fede dal possessore. In tal caso, la proprietà così acquisita legittima alla riproduzione?
Io riterrei di no, perché il diritto di riprodurre è ancorato non alla semplice proprietà ma a una cessione legittima che risale all’autore, l’unico che trasferendo la lastra può trasferire anche il diritto di riproduzione, come risulta non solo dal testo letterale dell’art. 109/2 ma anche dal suo omologo art. 3 del Regio Decreto 1127/39, detto anche «Legge sulle invenzioni» (L.I.).
Quindi, il diritto di riproduzione è svincolato dal diritto di proprietà. Queste le mie conclusioni sulle delicate questioni esaminate, che non si sottraggono alla problematicità propria di ogni argomento «tra arte e diritto».       © Riproduzione riservata

Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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