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Mostre

Pechino

450 opere basteranno a illuminare la Cina?

La Germania si mobilita per il più grande museo del mondo

Il Museo Nazionale di Cina, Pechino 2011 © Gerkan, Marg und Partner, Foto: Christian Gahl

Pechino. Nel tentativo da parte dell’Occidente di beneficiare del successo internazionale del capitalismo cinese, tre tra le principali associazioni di musei pubblici tedeschi, lo Staatliche Museen di Berlino, lo Staatliche Kunstsammlungen di Dresda e il Bayerische Staatsgemäldesammlungen di Monaco (che comprendono  34 musei) presentano al Museo Nazionale cinese una mostra della durata di un anno, «L’arte dell’Illuminismo» (dal 2 aprile al 31 marzo 2012), a corredo di un’altra incursione tedesca in territorio cinese, l’ampliamento del Museo di Pechino progettato dagli architetti di Amburgo Gerkan, Marg und Partner, che, in 191.900 mq di superficie, hanno creato il museo più grande del mondo.
La mostra celebra l’inaugurazione del museo con oltre 450 oggetti tra dipinti, sculture, stampe e disegni di artisti come Caspar David Friedrich, J.H. Füssli, Gainsborough, Raeburn, Wright of Derby, Hubert Robert, Angelika Kauffmann, Vernet, Watteau, Piranesi e Goya, oggetti d’arte, manufatti di moda e strumenti scientifici del periodo illuminista. I direttori delle associazioni, Michael Eissenhauer (Berlino), Martin Roth (Dresda) e Klaus Schrenk (Monaco) hanno dichiarato: «La mostra illustra un’epoca al confine con la modernità, le cui idee furono di importanza fondamentale per l’arte». La suddivisione tematica dell’allestimento illustra le innovazioni dell’Illuminismo, di cui ancora oggi si avverte la forza. «Vita di corte» è un tentativo di presentare la natura dell’assolutismo illuminato delle corti tedesche, mentre «Prospettive di conoscenza» si concentra sulla Rivoluzione industriale, guidata dagli interessi della borghesia. «La nascita della storia» riunisce l’entusiasmo per il classicismo, il gusto romantico per le rovine e la nascita del nazionalismo europeo. «Lontano e vicino» affronta l’impatto estetico delle culture straniere, in particolare quella cinese, sull’arte occidentale. L’arte tedesca è protagonista della sezione «Amore e sensibilità», dedicata al culto del sentimento e della sensibilità, uno dei marchi di fabbrica dell’Illuminismo tedesco che lo contraddistinse dai movimenti analoghi in Francia e Inghilterra. Questa tematica, perfettamente articolata da Rousseau, è accostata a un’altra sua fondamentale idea, la purezza della natura e la condizione naturale dell’uomo (rappresentata in mostra da «Dolomiti innevate», di Friedrich, 1807). Il lato cupo dell’Illuminismo viene esplorato in «Ombra», che indaga non solo il gusto per il Gotico ma anche la rappresentazione di fenomeni irrazionali. La sezione più «politica» è «Emancipazione e la sfera pubblica», in cui stampe e dipinti testimoniano i frutti pubblici dell’Illuminismo: il consolidarsi della democrazia, i diritti dell’individuo, soprattutto delle donne (ne è simbolo in mostra «Ritratto di Heinrike Dannecker» di Gottlieb Schick), la libertà di stampa e di parola, ideali che in Occidente rimandano a conquiste del passato, ma che potrebbero rivelarsi molto forti in Cina.

Donald Lee, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


  • Gottlieb Schick, «Ritratto di Heinrike Dannecker», 1802. © Staatliche Museen zu Berlin, Foto Jörg P. Anders
  • Guido Westerwelle, Ministro degli Esteri tedesco, e Liu Yandong, Consigliere di Stato per la Cultura della Repubblica Popolare Cineseall'inaugurazione della mostra «L'arte dell'Illuminismo» al Museo Nazionale della Cina a Pechino, 1° aprile 2011 © Staatliche Museen zu Berlin, foto: Frank Barbian

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