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L’Italia fa bella figura al MaXXI

«Crown» (1988) di Francesco Clemente, un trittico di oltre 10 metri per 2 della collezione del MaXXI. Courtesy Fondazione MaXXI Foto Roberto Galasso

Roma. Mentre prosegue sino al 15 agosto una retrospettiva di Michelangelo Pistoletto (cfr. n. 307, mar. ’11, p. 34), si è inaugurato il secondo allestimento tematico della collezione permanente del MaXXI, intitolato «Il confine evanescente», come il volume uscito lo scorso giugno per Electa a firma di Gabriele Guercio e Anna Mattirolo, direttrice di MaXXI Arte (la pubblicazione sarà presentata alla serata inaugurale della mostra). Ma a differenza del libro che parte dal 1960, la mostra, aperta sino al 2 novembre, si limita agli ultimi trent’anni seguendo una sola delle linee di sviluppo dell’arte italiana: quella figurativa. In totale vengono esposte circa 30 opere tutte del museo, a parte 6 lavori in prestito o in comodato d’uso. Il nucleo centrale è la Transavanguardia, la corrente, fra quelle legate alla figurazione, che maggiormente ha contraddistinto l’arte italiana di quegli anni. Tra le opere esposte, «Crown» (1988) di Francesco Clemente, un trittico di oltre 10 metri per 2 della collezione del MaXXI, affiancato da quattro prestiti degli altri protagonisti di quella stagione: Enzo Cucchi, Sandro Chia, Mimmo Paladino e Nicola De Maria, unico astrattista del gruppo. Da questo nucleo parte un’indagine che porta a esiti anche molto lontani dalla Transavanguardia storica, con tele, disegni, qualche scultura e anche video concepiti come immagini in movimento, dialoganti con le opere permanentemente esposte, tramite un allestimento «aperto». Ecco allora le nuove e diverse figurazioni che portano la firma di Mario Airò, Massimo Bartolini, Lara Favaretto, Margherita Manzelli, Eva Marisaldi, Alessandro Pessoli, Alessandra Tesi, Francesco Vezzoli col video «The Kiss» (2004) e altri. Per MaXXI Architettura si è inaugurata una serie di 4 piccole monografiche intitolata «Nature» che parte con un’installazione dell’architetto italiano Francesco Venezia e prosegue con UN Studio, Campo Baeza e West8.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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