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Mostre

Padova

Arpo e gli angeli cortesi

4 sedi, 10 sezioni e itinerari urbani ed extraurbani per una mostra su Guariento e il «Secolo d’oro», il Trecento

Una tavola con un gruppo di dieci angeli seduti di Guariento con globo e flabello gigliato, conservata ai Musei Civici di Padova

Padova. L’ultima mostra organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale è un invito a immergersi, dal 16 aprile al 31 luglio, nella realtà trecentesca della città del Santo. Il nucleo da cui partire è la pittura di Guariento di Arpo (1310 ca-1369), «caposcuola della cultura figurativa padovana» del tempo (come lo definì Francesca Flores D’Arcais, tra i curatori insieme ad Anna Maria Spiazzi e Davide Banzato). La figura dell’artista, originario forse di Piove di Sacco e legato ai signori di Padova Da Carrara da rapporti di committenza (nel 1354, sotto la reggenza di Francesco il Vecchio, la decorazione della Cappella della Reggia carrarese doveva essere già ultimata), offre lo spunto per un’indagine approfondita della temperie artistico-culturale nel periodo storico interessato dal dominio della famiglia magnatizia. L’ascesa al potere della domus carrarese ricalca modalità proprie ad altre esperienze signorili del territorio veneto: dal borgo rurale non distante da Padova a cui deve il toponimico sino all’inclusione nelle élite cittadine. Ma è con Ubertino da Carrara che nel 1338 inizia la dominazione destinata a protrarsi sino al 1405, quando la Serenissima pone fine al governo di Francesco Novello. A Ubertino nel 1343 si deve la costruzione della Reggia; Giacomo II fu promotore della venuta del Petrarca a Padova mentre Francesco il Vecchio, oltre alla decorazione della sopracitata Cappella (con affreschi parietali raffiguranti le Storie dell’Antico Testamento attualmente visibili in quella che è divenuta la sede dell’Accademia Galileiana e le tavole con le Gerarchie angeliche, la Vergine e gli Evangelisti che ne ornavano il soffitto, oggi per buona parte ai Civici Musei) provvede anche, nel 1374, all’ampliamento del castello. Ed è ancora alla consorte di quest’ultimo, Fina Buzzaccarini, che si deve la decorazione del battistero duecentesco a opera di Giusto de’ Menabuoi (1375-78). «Guariento e la Padova carrarese», con un programma espositivo suddiviso in 4 sedi, 10 sezioni e diversi itinerari urbani ed extraurbani (inclusa la dimora petrarchesca ad Arquà), restituisce al visitatore un quadro completo del XIV secolo. A Palazzo Monte di Pietà oltre 90 opere su tavola e a fresco illustrano la maturazione del linguaggio pittorico di Guariento anche attraverso il confronto con maestranze coeve. Dal periodo giovanile, debitore dell’influsso giottesco e della scuola riminese (si vedano le due tavole del Louvre, «Incredulità di san Tommaso» e l’«Ascensione» di probabile attribuzione) sino alle opere della prima maturità come il «Trittico» (ante 1350, Düsseldorf, collezione privata) o «L’incoronazione della Vergine e i due offerenti» (1351 ca, frammenti di affresco che ornavano i sepolcreti di Ubertino e Jacopo da Carrara nella distrutta chiesa di Sant’Agostino), si giunge al nucleo più significativo: le tavole con le Gerarchie angeliche poste a confronto con l’opera di Vitale da Bologna, la matrice veneziana di Paolo Veneziano e il linguaggio «mitteleuropeo» di esempi boemi. L’emergere di un «goticismo cortese» è documentato nella decorazione del catino absidale e del Presbiterio degli Eremitani (1365 ca), danneggiato dai bombardamenti del 1944, di cui in mostra sono presenti frammenti superstiti recentemente restaurati. Dopo la Madonna del Metropolitan Museum e i lacerti del Paradiso (1366, Venezia, Palazzo Ducale), il percorso si chiude con i successivi rappresentanti della cultura pittorica padovana come Altichiero e Giusto de’ Menabuoi. L’iter espositivo si allarga ai luoghi del potere laico e religioso, alla storia dello sviluppo urbano, alla letteratura, alla musica, alla scienza e alle attestazioni documentarie. L’encomiastico Liber de principibus Carrariensibus di Pier Paolo Vergerio (Padova, Biblioteca Civica, fine XIV secolo) e la Chronica de Carrariensibus (Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, fine XIV secolo) trovano spazio nella sezione di libri e documenti a Palazzo Zuckermann accanto a ceramiche, oreficerie e numismatica. I Musei Civici agli Eremitani accolgono una panoramica sulla moda e le sezioni dedicate a scienza, scultura, guerra e armi, mappe e vedute della città come quella di Francesco Squarcione (1465, Padova, Biblioteca Civica) corredate da ricostruzioni virtuali di quanto perduto, mentre al Museo diocesano, accanto alla sezione musica, una singolare parentesi riporta al contemporaneo con le figure angeliche di Omar Galliani.
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Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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