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Bari

Con i privati non profit (anche per ridurre gli appetiti politici)

Il sindaco Michele Emiliano parla del progetto appena avviato della Fondazione Bac per l’arte contemporanea

Il teatro Margherita di Bari, sede del Bac

Bari. È stata presentata il 26 marzo la Fondazione Bac, Bari arte contemporanea. Il futuro Centro di arte contemporanea, previsto negli ambienti Liberty del teatro Margherita e del mercato del pesce, si presenta come un modello di intervento pubblico-privato. Tema di grande attualità, su cui rifletterà il Rapporto annuale «Il Giornale delle Fondazioni», che sarà allegato a «Il Giornale dell’Arte» di maggio. Il centro barese sta avviando una collaborazione con la Fondazione Morra Greco di Napoli; per il progetto culturale e per quello architettonico sono coinvolti Jörg Heiser e di David Chipperfield. Ne parliamo con il sindaco Michele Emiliano.
Signor Sindaco, perché ha deciso di dotarsi di un centro per le arti contemporanee?
Le grandi città meridionali, così ricche di storia e testimonianze di alta civiltà del passato, non possono trascurare la contemporaneità e il futuro. L’arte è un’infrastruttura irrinunciabile per una città che , e vuole rimanere grande. Bari, già ricca sul piano artistico e culturale, sarà completata nella sua dotazione da un centro di arte contemporanea di livello internazionale, capace di essere un attrattore artistico e turistico, un veicolo per portare la città nel mondo. Il Bac sarà un mezzo per allargare il pubblico e la conoscibilità della città di Bari e della Puglia. Dietro al progetto c’è la necessità di far rete nel Mezzogiorno per la ripresa di quest’area del Paese, tenendo presenti le prospettive dei programmi in corso fra Campania e Puglia.
Come sarà?
Il centro avrà caratteristiche pubbliche «oggettive», dovute all’apporto di istituzioni pubbliche e non. Non vogliamo dar vita a un museo tradizionale, perché sarebbe un altro luogo tra i tanti simili. Per distinguerci intendiamo puntare sui tratti più avanzati della produzione artistica internazionale, acquisendo ed esibendo opere di autori giovani, ma già affermati. Una linea che si orienta al presente più che al passato, e prova a dire qualcosa sul futuro.
State pensando a una fondazione?
A una fondazione a modello partecipativo, con un approccio sussidiario ai sensi dell’art. 118 della Costituzione, volto al pluralismo delle politiche culturali in collaborazione strutturale tra soggetti pubblici, regionali e locali, e privati. Il Comune di Bari e le altre istituzioni contribuiranno alla sua patrimonializzazione con luoghi espositivi in città, mentre il nucleo iniziale della collezione artistica è fornito da privati. La sede sarà molto suggestiva, l’ex teatro Margherita, su cui sta lavorando David Chipperfield, esperto in temi museali.
Come pensa la coalizione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati?
Abbiamo stipulato una convenzione con la Fondazione Morra Greco di Napoli, partecipata dalla Regione Campania. Loro sono disposti a fornire la collezione iniziale, lo studio di fattibilità di Chipperfield, e a regime provvederanno ai costi della direzione artistica. Oltre a gestire la struttura museale, prevediamo mostre curate da personalità internazionali, un progetto residenziale con la permanenza di artisti in città e nella Regione, e interventi di «new welfare»: educazione, nuovo pubblico, investimenti sociali legati all’arte, rivolti a categorie e zone della città svantaggiate, e a bambini anche in età prescolare, giovani e giovanissimi. Tutto questo non sarebbe possibile se non in alleanza con soggetti esperti, tendenzialmente privati, ma non profit: solo così riusciamo a trovare un dialogo che consenta alle parti della coalizione di capire gli altri.
Perché sceglie la fondazione come modello gestionale?
Le fondazioni sono utili quando s’intende curare stabilmente un interesse pubblico coinvolgendo risorse e capacità private nelle strutture decisionali in attività che non hanno potenzialità lucrative. La fondazione è un «modello gestionale» ideale per coinvolgere competenze e risorse private. In sedi culturali, poi, presentano il vantaggio del pluralismo, riducendo la tentazione della politica di appropriarsi di territori dai quali è bene che si tenga a qualche distanza. Speriamo perciò di riuscire a far entrare nella Fondazione tanti altri soggetti, il progetto è aperto a chi abbia qualità, talenti e risorse da investire.

© Riproduzione riservata

Catterina Seia, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


  • Michele Emiliano

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