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Zahi, ministro per poco più d’un mese

Zahi Hawass

Il Cairo. All’inizio di marzo Zahi Hawass ha rassegnato le dimissioni da Ministro di Stato della Antichità egiziane, carica mantenuta per poco più di un mese (cfr. n. 307, mar. ’11, p. 8). I motivi della sua decisione sono riportati in un’intervista pubblicata sul suo sito dove afferma che allo stato attuale è impossibile garantire la sicurezza dei siti e dei monumenti egiziani. Le sue dimissioni fanno seguito a quelle del primo ministro Ahmed Shafiq. In seguito alla decisione di Zahi Hawass si è tentato di abolire il neonato Ministero di Stato delle Antichità. La proposta ha scatenato la protesta di oltre 500 archeologi e operatori museali in tutto il Paese. Il tentativo era quello di riportare gli ingenti proventi che derivano dalla visita dei monumenti faraonici all’interno del Ministero della Cultura dove, già in precedenza, venivano utilizzati per varie attività e soltanto in minima parte tornavano al Consiglio Superiore delle Antichità (Sca). L’immediato futuro dei monumenti egiziani si rivela difficile. Nonostante non manchino gli studiosi di valore, non c’è tra gli egittologi egiziani nessuno dotato della forza di Zahi Hawass. Tra le maggiori colpe di quest’ultimo c’è un utilizzo dei monumenti della Valle del Nilo come una «proprietà personale» e una loro eccessiva esposizione mediatica, ma nei dieci anni in cui ha mantenuto la sua direzione Hawass ha saputo trasformare lo Sca in un apparato moderno ed efficiente all’interno del quale ha cominciato a formarsi una generazione di giovani archeologi e restauratori preparati e motivati. A loro spetta oggi il difficile compito di preservare il ricchissimo patrimonio culturale dell’Egitto.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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