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Napoli: spenta l’utopia ottocentesca

Il Museo Civico Gaetano Filangieri a Napoli

Manca all’appello delle celebrazioni del 150mo dell’Unità d’Italia la riapertura del Museo Civico Filangieri, chiuso irrimediabilmente dopo il 1998, a seguito del furto di numerosi biscuit della donazione Perrone. Quando fu fondato, nel 1881, il principe Gaetano Filangieri, primo direttore del museo, seguì l’utopia ottocentesca di voler potenziare i nuovi musei presenti sul territorio, legando le attività didattiche e produttive del Museo Artistico Industriale, fondato nel 1878 (del quale fece parte in prima persona aiutato da Morelli, Palizzi e Salazar), ai valori del collezionismo del suo nuovo museo. A vent’anni dall’Unità d’Italia, dunque, fu consegnato alla città un «sistema museale» moderno, con un Consiglio di Vigilanza, composto da soggetti privati e pubblici in grado di incoraggiare la promozione delle arti applicate e, insieme, di guardare al passato attraverso la storia del collezionismo locale. La raccolta Filangieri è ancora lì riunita, nel vecchio edificio rinascimentale di palazzo Como, suddivisa in dodici categorie: armi medievali e armi orientali, quadri antichi, maioliche, porcellane, avori, vetri, miniature, ventagli, ornamenti in madreperla e tartaruga, coralli e tabacchiere, oltre alla ricca biblioteca del principe. Nella programmazione dei fondi Por 2007-13, il Comune di Napoli che per statuto si occupa delle spese di funzionamento correnti del Filangieri, ha presentato un progetto di adeguamento e di riqualificazione funzionale ma per il «patto di stabilità» è stata bloccata ogni iniziativa di valorizzazione.

Luisa Martorelli, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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