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Decapitata Exibart

Il sito divulgativo è in profondo rosso e la nuova proprietà licenzia i fondatori ostili al suo piano di rilancio

Massimiliano Tonelli

Roma. «Exibart» ha licenziato il direttore editoriale Massimiliano Tonelli, licenziato il direttore responsabile e fondatore Giovanni Sighele, ricostituiti nuovi vertici. Perché? «È un’operazione di ristrutturazione aziendale», riferisce uno scarno comunicato dell’11 marzo dell’editore di Exibart, la Emmi srl, fondata nel 2002 da Tonelli e Sighele ma guidata dal settembre 2009 dalla B>art srl, società romana che per 480mila euro ha acquisito la maggioranza azionaria. La direzione editoriale passa a Natalia Encolpio, di Ascoli Piceno, redattrice di «Il Resto del Carlino». Ora è la B>art, nella persona del suo amministratore delegato, il commercialista Paolo Di Rocco, a liquidare con comunicazione del 18 febbraio, la coppia dei fondatori. Oltre che di Exibart (portale, cartaceo e tv) la B>art è proprietaria della romana B>gallery.
Il 32enne Tonelli ha già messo in piedi un nuovo portale, «Artribune», e alla fiera d’arte contemporanea di Roma del 5-8 maggio si presenterà con stand e numero zero della versione cartacea della nuova testata. Perché lo hanno cacciato? «Non c’è un motivo, sostiene Tonelli, solo un alterco come tanti ne avvengono nei gruppi di lavoro. Avevo criticato B>art su una questione come tante, roba di routine, legata a exibart.tv, niente di drammatico. C’è più emotività che raziocinio in questa follia, che ha stupito me come tutti. Al comando della B>art vi sono personaggi che non riescono ad accettare l’unicità di un progetto dove è impossibile togliere e spostare uomini a mo’ di pedine. Tutti i dipendenti hanno insistito per un mese nel cercare di spiegare loro a cosa stavano andando incontro togliendosi lo sfizio di cacciarmi. Niente. C’è davvero chi ragiona in questo modo, c’è chi “ci prova” e sta a vedere che succede. E infatti basta vedere la qualità degli interventi dei nuovi collaboratori.  Per dimostrare che “tanto Exibart lo può fare chiunque” sono riusciti in un istante a immergere questo marchio nel fango. Per dieci anni tutti noi abbiamo fatto nottata per pubblicare buoni testi». Chi finanzia Artribune? «Di soldi ne servon pochi perché sono molti gli inserzionisti che stanno fermi ad aspettare che ripartiamo per sostenerci da subito. Molti inserzionisti stanno inviando raccomandate ad Exibart per interrompere programmati rapporti commerciali. Artribune ha inoltre alle spalle un grande investitore che al momento giusto verrà allo scoperto. Exibart ha invece 1,3 milioni di debiti».
«I debiti ci sono, asserisce Paolo Di Rocco, ma sono quelli che abbiamo trovato quando, assieme ad altri cinque amici avvocati e commercialisti riuniti nella B>art, abbiamo versato denaro nelle casse della Emmi per risanarla e per permettere che venissero pagati stipendi sospesi da vari mesi.  Non era intenzione di Emmi scadere in polemiche, ma l’azione che sta svolgendo Tonelli non è più tollerabile. Dice menzogne per screditare l’azienda al fine di sottrarre pubblico, cerca di creare intorno all’azienda terra bruciata». Perché lo avete licenziato? «Per porre rimedio ad una situazione del tutto anomala per la quale Massimiliano Tonelli, ricoprendo la carica di direttore editoriale, nella sostanza si comportava come se fosse il direttore responsabile, non assumendosi tuttavia le responsabilità che quel ruolo impone. Tonelli pretendeva di intervenire anche nelle scelte riservate all’editore (il quale da parte sua non è mai intervenuto sui contenuti redazionali); ha di fatto perlomeno rallentato, se non impedito, il rilancio dell’azienda. Da ultimo, nelle linee che Tonelli tendeva a imporre, non vi era spazio per uno sviluppo in senso internazionale della testata Exibart, priorità ritenuta indifferibile dall’editore. Ma l’elemento scatenante è stata l’ostilità di Tonelli, giustificata da presupposti di qualità, contro la partnership con un’azienda che credeva nelle potenzialità della tv di Exibart, e che avrebbe garantito grandi entrate. Un’ostilità che ha fatto saltare l’accordo e che ha indotto il cda della società a decidere per il licenziamento del direttore editoriale, ma non degli altri collaboratori».

© Riproduzione riservata

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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