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Totoministro: la carica dei quattro moschettieri

Il sondaggio tra i lettori di «Il Giornale dell’Arte» incorona Salvatore Settis, Philippe Daverio, Antonio Paolucci e Vittorio Sgarbi

Torino. In fondo i lettori di «Il Giornale dell’Arte» dimostrano di essere intenditori, di avere la vista giusta. Negli oltre due mesi di ritirata sull’Aventino dell’ex ministro Sandro Bondi, le cui dimissioni erano tenute a bagnomaria da Berlusconi in attesa di usare quel Ministero (o meglio quello dell’Agricoltura che Giancarlo Galan avrebbe barattato con quello più ambito della Cultura) come richiamo al nido per le allodole fuggitive, abbiamo tenuto aperte le consultazioni per capire chi i nostri lettori avrebbero preferito come ministro per i Beni e le Attività culturali.
Com’era prevedibile, i politici sono meno graditi (anche se la loro specifica esperienza li renderebbe più efficaci: si ricordi quanto il vicepremier Walter Veltroni volle essere anche ministro per i Beni culturali e quale impegno vi profuse).
Le preferenze dei nostri lettori sono andate di gran lunga agli storici dell’arte, che mantengono un’evidenza pubblica mediatica: primo con forte vantaggio l’archeologo Salvatore Settis, editorialista di «la Repubblica», già direttore dell’Institute of Conservation al Getty Center, già rettore alla Normale di Pisa, strenuo, competente e indomito difensore delle leggi di tutela e della struttura statale, massimo esponente riconosciuto della leadership culturale italiana (com’era stato in vita Federico Zeri). Staccati e appaiati Philippe Daverio, estroverso e brillante conduttore televisivo, docente, già gallerista a Milano e New York e assessore a Milano, figura cosmopolita, elegante ed eccentrico conversatore salottiero amante del paradosso, versatile ed eclettico connoisseur, poliglotta; e il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, l’unico ad aver già rivestito l’incarico di ministro per i Beni culturali con Dini premier, già soprintendente in Toscana, elegante oratore, editorialista di vaste competenze culturali, figura di elevata affidabilità professionale e scientifica.
Quarto, Vittorio Sgarbi, penalizzato probabilmente da incontinenti apparizioni pubbliche e, a differenza degli altri, da aggressive prese di posizione contro l’arte contemporanea, storico competente, collezionista e conoscitore, oratore trascinante e intemperante, scrittore versatile, polemista e giornalista di talento, già consigliere ministeriale e già assessore a Milano (stroncato tutt’e due le volte da contrasti allora insanabili con il ministro Urbani e con il sindaco Moratti), inventore e curatore di mostre, di attivismo e dinamismo creativo instancabili, tanto da riuscire ad essere nello stesso tempo sindaco a Salemi, «regista» teatrale al Teatro Petruzzelli a Bari, curatore della partecipazione italiana alla prossima Biennale di Venezia e a fare moltissime altre cose ancora. In altri termini, eccessivo.
Quattro moschettieri, più accademici e senatoriali Settis e Paolucci, più mediatici e spettacolari Daverio e Sgarbi. Gli altri, a seguire.

Il ministro dei nostri lettori

Salvatore Settis    20,0%
Philippe Daverio    12,2
Antonio Paolucci    12,1
Vittorio Sgarbi    8,6
Umberto Eco    5,3
Walter Veltroni    4,4
Andrea Emiliani    3,9
Claudio Strinati    3,6
Cristina Acidini    3,4
Giulia Maria Crespi    2,9
Achille Bonito Oliva    2,3
Nicola Spinosa    1,9
Renzo Piano    1,8
Mario Resca    1,8
Diego Della Valle    1,6
Umberto Croppi    1,4
Mario Lolli Ghetti    1,4
Andrea Carandini    1,4
Luca Massimo Barbero    1,4
Angela Vettese    1,3
Giovanna Melandri    1,3
Michelangelo Pistoletto    1,3
Caterina Bon Valsassina    1,1
Adriano La Regina    1,1
Sandro Bondi    1,1
Alessandra Mottola Molfino    1,1
Ilaria Buitoni Borletti    1,1

Il «totoministri» si conclude con...
Davide Rampello    4 voti
Letizia Moratti    3
Massimiliano Fuksas    3
Roberto Cecchi    3
Giuliano Urbani    3
Francesco Buranelli    3
Claudio Abbado    2
Marino Sinibaldi    2
Emmanuele Emanuele    2
Giuseppe Proietti    1
Roberto Saviano    1
Alain Elkann    1
Pio Baldi    1

da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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