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La sfida di Galan

Indispensabile l’impegno di Governo e Parlamento

Il neoministro dichiara: «Ci riempiamo la bocca con la “cultura italiana”, ma è ormai uno dei settori derelitti della nostra politica». Vuole ricucire con Carandini e Settis, e può già godere di nuovi fondi (forse condizione per accettare l’incarico)

Dalla laguna al mare aperto. Sulla fragile barchetta ministeriale, un ammiraglio veneto affronta acque burrascose... © Leo Ríos

A poche ore dalla nomina a Ministro per i Beni culturali, mentre arrivano commenti positivi da ogni parte, anche dai sindacati, Giancarlo Galan innesca la prima polemica. Il festival del cinema è solo quello di Venezia, non ci possiamo permettere il doppione di Roma: «Venezia è la grande vetrina del cinema, una delle più prestigiose istituzioni culturali del Paese. Quello di Roma è uno dei tanti festival,  gestito da una fondazione privata con gli enti locali. Farlo diventare un superfestival sarebbe un danno. Roma dovrebbe invece pensare a come produrre i film». La missione di rianimare un Ministero moribondo è assai difficile, e Galan ne è consapevole. Ha grinta ed esperienza ed è affiancato da un consigliere fidato e collaudato, sicuramente esperto e ben introdotto nel sistema culturale, Franco Miracco. Le sue radici sono a Padova, nel Partito Liberale: dirigente di Publitalia, nel 1993 è stato nella squadra di quelli che hanno contribuito all’avventura politica di Silvio Berlusconi. Deputato di Forza Italia, nel 1995 è eletto presidente della Regione Veneto, che ha guidato incontrastato per 15 anni.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


  • Giancarlo Galan, dall'Agricoltura alla Cultura

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