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Archeologia

Roma

Facce da Romani

Ai Musei Capitolini la storia e lo sviluppo del ritratto romano

Ritratto di Caracalla  215-217 d.C., marmo. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo. Foto di Zeno Colantoni

Roma. Seconda tappa del progetto «I Giorni di Roma», carrellata di cinque grandi mostre in cinque anni ai Musei Capitolini, a cura dell’ex sovrintendente comunale Eugenio La Rocca e del direttore dei musei Claudio Parisi Presicce (cfr. n. 295, feb. ’10, p. 46). Alle tre rassegne storiche, iniziate lo scorso anno con «L’età della conquista», si affiancano affondi tematici sui due aspetti peculiari dell’arte romana, la ritrattistica e l’architettura: il primo quest’anno, dal 10 marzo al 25 settembre, è intitolato «Il volto dei potenti». «Abbiamo proceduto per temi specifici, spiega La Rocca, perché uno sviluppo storico dalle origini al tardoantico sarebbe stato noioso». Punto di partenza è la ricerca delle matrici culturali, quindi il mondo greco ma non solo, con esempi importanti persino egizi. Basti citare la Testa verde di sacerdote isiaco in prestito da Berlino, un pezzo con sorprendenti elementi realistici datato tra il V e il III secolo a.C., quindi prima che nascesse il ritratto romano e si fissasse in via definitiva quello greco. Per l’arte greca arriva invece, tra l’altro, una splendida testa in bronzo di fine IV secolo a.C. dal Getty Museum di Malibu.
Tema centrale della mostra è il focus sulle due grandi tipologie del ritratto romano, la realistica e la tipologica, che diversamente da quanto accade nel ritratto greco si fondono e si confondono di continuo. Ad esempio Ottaviano, Augusto giovane, era raffigurato con un’immagine individuale, com’era in realtà, mentre Augusto maturo con un’altra, più tipologica, con una fisionomia costretta in una griglia ideale, atta a diffondere un messaggio. Il tema si ricollega a un fenomeno tipico della romanità, lo Zeitgesicht, vale a dire l’imitazione di pettinature e lineamenti imperiali nei ritratti dei cittadini comuni, illustrato in mostra con confronti stringenti.
E ancora il diffuso uso del ritratto come divinità o eroe, immagini per esempio di donne dal volto realistico, parrucche enormi e corpi ideali da Veneri nude. E poi esempi di statue intere, come il Germanico di Amelia, bronzo scoperto nel 1963 mai esposto a Roma integralmente, per far capire al visitatore abituato a busti e teste separate che era tutto il corpo a veicolare il messaggio in Roma antica.
In esposizione pezzi bellissimi in terracotta, marmo, bronzo, con prestiti importanti specie dal Louvre, da Berlino, che presta anche il Giulio Cesare in scisto verde, e dai musei italiani (Firenze, Napoli, Roma ecc.), con importantissimi ritratti repubblicani in bronzo come il Bruto capitolino, la testa di San Giovanni Lipioni e quella di Fiesole affiancati da una bella serie di terracotte. Diversamente dalla precedente, la mostra si sviluppa su un unico piano, parte dalla sala degli Orazi e Curiazi e si conclude nel Giardino romano con le sculture di Costantino e Marc’Aurelio lì esposte in forma permanente.
© Riproduzione riservata

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 307, marzo 2011


  • Ritratto in marmo bianco di Giulia, figlia dell’imperatore Tito, Roma, Musei Capitolini

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